la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella terza Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


4 marzo 2018



 

 

Es 32,78-13b
Sal 105
1Ts 2,20-3,8
Gv 8,31-59

 

Per chi è in cerca di tenerezza non è un vangelo facile. Perché alla fine arriviamo alla durezza, alla durezza delle pietre. Che sembrano dire il cuore, la durezza di cuore di chi le raccoglie per scagliarle. E io alla fine di questo faticoso vangelo a chiedermi se esco, se esco con Gesù dal tempio - "ma Gesù si nascose e uscì dal tempio" - o se rimango nel tempio con questa durezza mascherata di religiosità di coloro che vi si sono installati.

Mi fa paura questa durezza nel tempio, così come mi fa paura che questa durezza non sia genericamente attribuita ai "Giudei", ma - è scritto all'inizio del brano ed è sorprendente - a "coloro che avevano creduto in lui". In Gesù. Questo ci porta subito a dire che la fede non è - perdonate l'espressione - un pacco postale e, se ce l'hai, ce l'hai per sempre. Appartiene agli orientamenti dello spirito: a chi ti volgi? Ti puoi volgere… e puoi anche voltarti indietro. Come nell'amore, puoi innamorarti e puoi disamorati. Ci può essere un avanzamento e ci può essere una regressione nel credere.

Quel gruppo di Giudei aveva creduto in Gesù, ma poi era regredito in una immagine di religione dove tutto diventa parole, parole, parole. Quante parole. Sulla loro bocca il nome di Abramo, per dire che loro sono discendenti di Abramo, il nome di Dio per dire che loro sono figli di Dio. Sembra di sentire la difesa di una razza, ma voi mi insegnate che la parola "discendenti" o la parola "figli" diventa un nome, un nome vuoto, se viene impoverita a un colore della pelle o a una maschera esteriore. Tu sei un vero discendente, sei veramente figlio se in te discende e continua qualcosa dell'identità profonda di tuo padre, non basta il sangue, non basta una somiglianza esteriore.

Ora Abramo, cui si appellavano quei giudei, era per eccellenza un uomo nomade, uno che ascoltò - e non per una volta sola - l'invito di Dio a uscire. A uscire, capite. E questi, arroccati nel tempio e nelle loro tradizioni, hanno la spudoratezza di dirsi figli di Abramo. E non solo, ma razza pura. Sentiteli: "Noi non siamo nati da prostituzione, abbiamo un solo Padre Dio". La razza, loro sono i puri, niente contaminazioni. Non possono essere contaminati nella loro fede da quel "samaritano". Così definiscono Gesù.

E' un meccanismo che senti nell'aria anche oggi: "quelli ti contaminano!". E ripetono continuamente, ossessivamente la parola "padre", riferita a Dio, quasi sino alla sfinimento. Ma, pensate, la parola padre è tenera di per sé. Non diciamo forse: "Tu sei un padre per me". E Gesù non le ha dato forse una connotazione ancora più tenera con la parola "Abbà", che sembra sforare il nostro termine "papà"? Voi senz'altro avete notato con quanta durezza pronuncino - io dico sconsacrandola - la parola "padre".

State in guardia - siete troppo intelligenti - da coloro che usano parole religiose e li guardate, hanno il viso duro come quel gruppo di giudei. Che non riconoscono in Gesù il Figlio: un figlio è sempre in qualche misura immagine del Padre, ma il rabbi di Nazaret era tutto suo padre, era ll volto visibile dell'invisibile volto di Dio. E questo, proprio questo viene rifiutato. Dà fastidio che sia troppo umano, troppo misericordioso, troppo aperto, Qualcuno di loro l'aveva sentito dire: "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5,44-45). Scandalo! Loro i campi li volevano ben distinti! E il sole e la pioggia sui loro campi, per la loro razza, il loro popolo.

Quel padre, predicato dal profeta di Nazaret, sembra ai loro occhi il Dio di un meticciato religioso che contagia la purezza della fede. Ebbene Gesù rivendica di aver conosciuto Dio, il Padre, e come lui nessuno! L'ha conosciuto come amore e lo si conosce, cioè si entra in relazione con lui - in una relazione padre-figlio - se si ama: non bastano le dichiarazioni di fede, le rivendicazioni di conoscere il padre, se non si accoglie l'amore cioè se l'amare non diventa ia dimensione concreta del vivere, è questo il sangue del Padre, e se non lo abbiamo siamo figli esangui, senza sangue, senza la sua vita in noi. Perentoria, luminosa, da non cancellare dall'orizzonte degli occhi quando si parla di credenti, di cristiani, quando si fa professione di cristianesimo, l'affermazione di San Giovanni nella sua prima lettera.

Riascoltiamola. Eccola: "Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore" (1Gv 4,8). Questo è il vangelo, la sintesi del vangelo. Aggiungo, è l'anima del vangelo a patto che uno lo apra, e non resti alla copertina, una copertina con il nulla dentro. "Si parla" scrive il pastore valdese Paolo Ricca "di credenti e non credenti, ma perché non di amanti e non amanti? Voglio dire è l'amore la qualificazione del cristiano …Tu sei cristiano solo se ami. Se non ami non lo sei...

Puoi dichiarare la tua fede finché vuoi, ma non sei cristiano". Ti chiedi come si possa definirsi figli del Padre quando i volti sono così induriti, e le parole pietre, gli occhi accecati d'ira. Ma lasciatemi uno scampolo, piccolo, per finire con la tenerezza. Prima lettura: siamo nel deserto. Dio sembra non sopportare più le infedeltà del suo popolo. Dice a Mosè: "Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori… Di te invece farò una grande nazione".

E Mosè - pensate la bellezza di queste sue parole - sembra fare tutt'uno con il suo popolo, invoca misericordia, non può sopportare che il suo popolo sia divorato dalle fiamme e lui no. Il senso delle sue parole è questo: "Tu non mi distingui, non mi separi dal mio popolo, io non sono a lato, io sono in mezzo, sono una cosa sola con il mio popolo". "Se no" - dice a Dio - "cancellami dal tuo libro" (Es 31,32).

Ci teniamo negli occhi l'immagine. E' di una tenerezza infinita. Io senza l'altro no. Mai senza l'altro. "Se no, cancellami dal tuo libro".

 

Lettura del libro dell'Esodo 32, 78-13b

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: "Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"". Il Signore disse inoltre a Mosè: "Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione". Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: "Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: "Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra"? Desisti dall'ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo"".

Sal 105 (106) ®

Salvaci, Signore, nostro Dio. Abbiamo peccato con i nostri padri, delitti e malvagità abbiamo commesso. I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie, non si ricordarono della grandezza del tuo amore. ® Molte volte li aveva liberati, eppure si ostinarono nei loro progetti. Ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido.® Si ricordò della sua alleanza con loro e si mosse a compassione, per il suo grande amore. Li affidò alla misericordia di quelli che li avevano deportati.®

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2, 20 - 3, 8

Fratelli, siete voi la nostra gloria e la nostra gioia! Per questo, non potendo più resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene e abbiamo inviato Timòteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede, perché nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte; infatti, quando eravamo tra voi, dicevamo già che avremmo subìto delle prove, come in realtà è accaduto e voi ben sapete. Per questo, non potendo più resistere, mandai a prendere notizie della vostra fede, temendo che il tentatore vi avesse messi alla prova e che la nostra fatica non fosse servita a nulla. Ma, ora che Timòteo è tornato, ci ha portato buone notizie della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo di vedere voi. E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro". Gli risposero: "Il padre nostro è Abramo". Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro". Gli risposero allora: "Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!". Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio". Gli risposero i Giudei: "Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?". Rispose Gesù: "Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". Gli dissero allora i Giudei: "Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?". Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia". Allora i Giudei gli dissero: "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

 


 
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