la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella terza Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


25 marzo 2019



 

 

Dt 6,4a;18,9-22,
Sal 105,
Rm 3,21-26,
Gv 8,31-59

 

Non è facile parlare dopo questo vangelo, non è facile parlare dopo i fatti di questi giorni. C'è una deriva paurosa di violenza nell'aria. Quanta violenza anche in queste parole che ora abbiamo ascoltato e quanta fatica a leggerle. Quanto odio, quanta acredine! Sino alla volontà di uccidere: "Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui". Domenica scorsa, con il vangelo, eravamo all'aria aperta, presso un pozzo. E non era una terra di puri, quella di Samaria. Ma tra la donna del pozzo e Gesù c'era un annidarsi silenzioso di occhi, fiducia reciproca, tenerezza, quasi complicità Le parole erano colorate.

E, per contagio di parole buone, si arrivò all'ospitalità: i samaritani chiedono a Gesù - un giudeo! - di rimanere con loro. Ora invece Gesù è in un territorio cosiddetto puro, il territorio d'Israele, e all'interno di un luogo che più sacro non si può, il tempio di Gerusalemme. Ma nell'aria odi il suono di parole dure, di disprezzo, sino allo spregiativo "samaritano", "indemoniato". E alla fine l'esclusione dal tempio. Là l'inclusione, qui l'esclusione, totale, voglia di uccidere. Le parole sono pietre.

E fate attenzione: quando le parole sono pietre, prima o poi, si arriva alle pietre reali, come allora. Non vi sembra di rivedere il nostro tempo, i nostri giorni? Quante parole nell'aria avvelenate! Quotidianamente le respiriamo: sono dure, spietate, sprezzanti. Brutto segno. Poi ci meravigliamo degli effetti? Quando le parole sono pietre, prima o poi si arriva alle pietre. Ma, proprio riflettendo su quest'aria di violenza e di odio che ci sta ammorbando, mi chiedevo se il nostro brano poteva in qualche misura alludere a che cosa sta all'origine e mi sono fermato sulla dissacrazione della parola "padre". Attenti a dissacrare questa parola, nasce violenza. Sacra la parola "padre", perché - come - la parola "madre" - racconta una vita concepita come relazione, come vicinanza, come custodia e non come esclusione, come indifferenza, come menefreghismo.

La parola "padre" come la parola "madre", racconta un dare vita, un tenere in vita. Dicono: "Abbiamo un solo padre, Dio". Ma come si può parlare di padre, di Dio padre, con gli occhi iniettati di odio, con voce cupa, con fare beffardo. Ma stai usando una parola che dice che noi, tutti noi, siamo nei suoi occhi e lui è nei nostri occhi Ferita a morte è la parola "padre", la parola "Dio", se noi ce ne appropriamo, con il risultato, ineludibile e insani, di escludere. E allora Dio diventa "padre mio" e non è "padre tuo". Nasce violenza. C'è una differenza abissale tra Gesù e i giudei. Quando loro dicono: "Dio è padre nostro" lo dicono per legarlo e rinchiuderlo nei confini stretti della loro tradizione, nasce la divisione, l'esclusione.

Al contrario quando Gesù insegna a pregare dicendo "Padre nostro", che cosa racconta? Racconta una intimità di Dio con tutti i suoi figli. "Padre nostro!". E toglie ogni ombra di sequestro. Giù le mani da Dio: Dio, come un padre non fa differenze: non è mio, non è della mia religione, non è di una etnia. "Non è cattolico'": potremmo dire con il cardinale Martini, O, meglio lo è, se cattolico vuol dire universale. E io sono cattolico se questa universalità di mio padre, Dio, me la sento nelle vene e nel sangue, se io lo sento padre di tutti. E mi sento fratello di tutti. Se gli altri al di là del colore della pelle o delle culture o delle religioni, gli altri li sento fratelli.

Ho pensato - voi direte che son un ingenuo - che se restituissimo a Dio la bellezza del suo nome, tante cose cambierebbero, tante cose che i fanno pesanti, impauriti, diffidenti noi e i nostri giorni Ce lo insegnano i ragazzi, le ragazze, anche loro del nostro tempo. E voglio arrivare a loro per allontanare le durezze, che ho patito leggendo questo vangelo, la durezza che sento nell'aria. Per disintossicarmi da questi pensieri di pietra che conducono a soluzioni di pietra. Sì, ho visto ragazzi e ragazze di ogni colore sfilare a difesa dl futuro di questa terra, un futuro che non sembra stare a cuore a noi adulti.

Ho letto di un ragazzino, tredici anni, figlio di padre egiziano, che mette a repentaglio la sua vita, da un bus in balia di un violento, lanciando con il suo telefonino un allarme, salvando cinquantun ragazzi e tre accompagnatori. Mi sono commosso alla lettera di una mamma, che mi è stata segnalata da un'amica. Dopo aver parlato dell'aria cupa che respiriamo scrive: "Mia figlia, 9 anni, torna a casa da scuola con gli occhi gonfi di lacrime.

Mi preoccupo e la interrogo su cosa le è capitato. A singhiozzi mi racconta che in classe hanno svolto un tema su come si sentono dentro. Come ci si può sentire in quarta elementare se non nel pieno della felicità e della spensieratezza? Ma il suo compagno di classe ha letto ad alta voce che è arrabbiato con Gesù perché non ha da tempo un papà e lo scorso anno la sua mamma e la sorellina di pochi mesi sono morti in un tragico incidente stradale.

E racconta di come si sente devastato dentro e di come il suo cuore sia a pezzi. E la mamma gli manca, da impazzire. E prega Gesù perché possa restituirgliela o portarlo presto da lei… da loro… In classe i bambini sono ammutoliti. Il più birbante non tira più le trecce alla compagna di banco, il più loquace non ha più parole. Il più timido si alza e lo abbraccia. Il piccolo è rumeno e con la sua famiglia viveva in una campagna nei pressi di Manfredonia e la mamma lavorava nei campi, ma agli altri bambini non interessa. Il giorno dopo preparano un cartellone per il piccolo amico con un cuore enorme ed una scritta semplice, ma profonda: ti vogliamo bene.

Mia figlia piange e mi commuovo anch'io. E penso ai tanti papà, alle tante mamme e anche ai bambini che volano in cielo o annegano in mare. Guardiamo la tv e le tragedie ci colpiscono solo se lo speaker evidenzia che si tratta di italiani. Tutto il resto è noia… Mi si stringe un nodo in gola. I bambini, loro sì sono piccoli saggi, perché sanno che il dolore non ha etnia. Così come l'amore". Vangelo significa buona notizia. Queste ed altre sono pagine da aggiungere al vangelo, sono "buona notizia". E valgono, credetemi, più, molto più, del mio commento.

 

Lettura del libro del Deuteronomio 6, 4a, 18, 9-22

In quei giorni. Mosè disse: "Ascolta, Israele: Quando sarai entrato nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare per il fuoco il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o il presagio o la magia, né chi faccia incantesimi, né chi consulti i negromanti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore. A causa di questi abomini, il Signore, tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. Tu sarai irreprensibile verso il Signore, tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore, tuo Dio. Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: "Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia". Il Signore mi rispose: "Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire". Forse potresti dire nel tuo cuore: "Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detto?". Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l'ha detta il Signore. Il profeta l'ha detta per presunzione. Non devi aver paura di lui".

Sal 105 (106)

® Salvaci, Signore, nostro Dio. Abbiamo peccato con i nostri padri, delitti e malvagità abbiamo commesso. I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie, non si ricordarono della grandezza del tuo amore. ® Molte volte li aveva liberati, eppure si ostinarono nei loro progetti. Ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido. ® Si ricordò della sua alleanza con loro e si mosse a compassione, per il suo grande amore. Li affidò alla misericordia di quelli che li avevano deportati. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 21-26

Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c'è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro". Gli risposero: "Il padre nostro è Abramo". Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro". Gli risposero allora: "Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!". Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio". Gli risposero i Giudei: "Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?". Rispose Gesù: "Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". Gli dissero allora i Giudei: "Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?". Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia". Allora i Giudei gli dissero: "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

 


 
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