la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella terza Domenica di Quaresima

secondo il rito ambrosiano


15 marzo 2020



 

 

Es 34,1-10
Sal 105
Gal 3,6-14
Gv 8, 31-59

Non so. No, non penso che la scelta di questo brano - a dir poco, inquietante - del vangelo, sia stata fatta per creare una provocazione, contrapponendolo a quello della scorsa domenica, il brano della donna samaritana: Ma ciò non toglie che ogni anno, leggendolo in quaresima, mi si affaccia il paradosso, l'infinita distanza, il pozzo e il tempio. La divaricazione. Già distanti, anche simbolicamente, sono i luoghi. Là un pozzo, all'aria aperta, in pieno sole, e acqua che gorgoglia, un gorgogliare che sembra preludere a un altro gorgogliare. Qui il tempio, e siamo nel luogo del "Tesoro", il centro del tempio e del potere, del potere e anche del denaro.

Qui non l'acqua, ma il denaro, le pietre, quelle immobili dell'edificio sacro, ma anche quelle più mobili da raccattare. Per far tacere per sempre, togliendolo di mezzo, il Rabbi di Nazaret, lui che parla di Spirito e di vento, e di liberà. Il confronto - vi dicevo - crea spaesamento perché fuori paese sembra Dio: presente al pozzo dove non dovrebbe essere e in fuga dal tempio dove invece dovrebbe essere. Spaesato è Dio. Spaesamento per divaricazione anche di terre: terra dell'incontro la Samaria, una terra eretica spuria; terra dello scontro, la città santa, il tempio della presunta ortodossia.

E ancora spaesamento per i personaggi dei due racconti: la donna del pozzo e le autorità religiose del tempio. Come era dolcissimo il volto,della donna samaritana, dolcissimo pur nel suo smarrimento, dolcissimo anche per la sua impetuosità, per l'inquietudine della sua ricerca, al punto che non se n'è ancora scolorito ai nostri occhi il fascino, così altrettanto perturbante, inquietante, a una settimana di distanza, il volto di questa elite dei giudei, duri, immobili nelle loro certezze, impenetrabili, implacabili.

La donna era dentro un andare e un venire, e anche Gesù è dentro un movimento e alla fine anche quelli della città escono e fanno entrare in città un giudeo, buttando all'aria pregiudizi di ogni genere. Il movimento racconta la vita, perché o ci si muove o viene meno l'aria, ci si intristisce. Provate a contrapporre l'aria di festa che alla fin fne si era creata nella cittadina della Samaria all'aria pesante, irrespirabile, che si era creata nel tempio dove non c'è sussulto di festa, di vita, ma desiderio di morte. Le pietre!

La religione degli oppositori di Gesù si è come adulterata diventando lo spazio della menzogna e dell'insulto. Ci si dice figli di Abramo, che era un nomade, uomo del movimento, e si insulta Gesù che è l'uomo della libertà, cui sta a cuore, a prezzo di morte, la nostra libertà: "La mia parola vi farà liberi". Menzogna, quelli si celebrano liberi, ma, a dire il vero, hanno paura della libertà; è una parola che li mette in agitazione, vi scorgono un attentato al loro potere;. Che non è certo quello di comunicare l'ebbrezza della libertà, bensì quello di caricare - come dirà loro un giorno Gesù - di carichi inenarrabili le spalle delle gente. Hanno creato un confine, che diventa tana. "La verità siamo noi!".

Un "noi" escludente, ossessionante, che fa strage nei loro discorsi. Hanno generato la paura. A fronte di un messaggio, quello di Gesù, che restituisce fiducia e genera libertà. E Gesù esce. Non so se ci avete pensato. E' impressionante, sconcertante: esce. Il tempio, proprio il tempio, è diventato la zona più a rischio, più pericolosa, per Gesù. Mi sono chiesto che cosa possa dire a noi, a questi nostri giorni, la parola che abbiamo ascoltato. Come sarebbe preziosa - mi dicevo - una fede del pozzo, oggi che ci sono preclusi gli spazi del culto. Preziosa una comunità che cerchi di allontanare donne e uomini da ogni cupezza.

Una comunità spinta dalla passione di restituire fiducia: l'aria dolce e leggera del pozzo e non le parole cupe, pesanti, del tempio. Parole da un pozzo. Generiamo fiducia come chiesa, chiesa del pozzo. E spingiamo a libertà. Permettete un pensiero che potrebbe apparire forse un poco bizzarro. Se siamo figli, come rivendica Gesù, tutti figli, se siamo, come figli, liberi, come annuncia Gesù, non dovremmo forse chiederci se, per disavventura e senza quasi accorgercene, siamo ricaduti in una religione appiattita sui precetti, oltre i quali non si va. Mi chiedo se una religione dei precetti non possa avere avuto come triste contraccolpo anche quello di spegnere l'invenzione. Tutto era già codificato.

Forse può servire un esempio, che però allude a mille e mille altri. Avevamo come tesoro prezioso la celebrazione della Eucarestia. La Messa: sospesa quella, sospeso tutto. Non è tempo, nell'attesa, di inventare altre forme, e non dall'alto? Mi sono emozionato in questi giorni leggendo una mail che mi è giunta da amici dopo la domenica della samaritana al pozzo. Scrivono: "In questo tempo di digiuno eucaristico ci ritroviamo con amici in casa e spezziamo insieme la parola, ascoltiamo l'omelia, spezziamo il pane e ci "riappropriamo" di un buon vino. Ieri abbiamo ascoltato tutti i testi con voce di donna. Poi ceniamo insieme. Coronavirus momento di grazia rispettando il dolore. Un abbraccio "a distanza".

Nell'invenzione, la chiesa del pozzo.

 

Lettura del libro dell'Esodo - Es 34, 1-10

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: "Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte". Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione". Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità". Il Signore disse: "Ecco, io stabilisco un'alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l'opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te".

Sal 105 (106)

Salvaci, Signore, nostro Dio. Abbiamo peccato con i nostri padri, delitti e malvagità abbiamo commesso. I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie, non si ricordarono della grandezza del tuo amore. R Molte volte li aveva liberati, eppure si ostinarono nei loro progetti. Ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido. R Si ricordò della sua alleanza con loro e si mosse a compassione, per il suo grande amore. Li affidò alla misericordia di quelli che li avevano deportati. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3, 6-14

Fratelli, come Abramo "ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia", riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: "In te saranno benedette tutte le nazioni". Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: "Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica". E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che "il giusto per fede vivrà". Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: "Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse". Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: "Maledetto chi è appeso al legno", perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Lettura del vangelo secondo Giovanni - Gv 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro". Gli risposero: "Il padre nostro è Abramo". Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro". Gli risposero allora: "Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!". Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio". Gli risposero i Giudei: "Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?". Rispose Gesù: "Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno". Gli dissero allora i Giudei: "Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?". Rispose Gesù: "Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia". Allora i Giudei gli dissero: "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo? ". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

 


 
stampa il testo
salva in  formato rtf
Segnala questa pagina ad un amico
scrivi il suo indirizzo e-mail:
 
         
     

 
torna alla home