la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella terza Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


13 giugno 2021



 

 

Gen 2,18-25
Sal 8
Ef 5,21-33
Mc 10, 1-12

Nell'orizzonte delle letture di questa Domenica vi proponiamo questa preghiera:

Alle donne e agli uomini della sorgente

Siamo ritornati a te, Signore.
Vediamo scorrere l'acqua del torrente.
E indugiamo a contemplare.
Ci ha dissetato in questi anni.
Ma come potremmo fermarci, stupirci all'acqua
e non andare con la mente e il cuore
alla sorgente lontana dei monti?
La sorgente sei tu,
e noi ora ritorniamo a te, a rendere grazie.
Sorgente è stata la tua parola.
Le Scritture sacre ci hanno insegnato
che l'amore di un uomo e di una donna
è abitato da te
e questo non finisce di commuoverci,
abitato da un tuo invito che è per ogni giorno.
Noi ti chiediamo la luce degli occhi e la trasparenza del cuore,
perché sappiamo riconoscerti ogni giorno
in questa nostra luminosa e faticosa avventura
di amarci e di amare.
Tu non sei, Signore, un Dio lontano:
la terra, la nostra terra, è il tuo paese;
la vita, la nostra vita concreta,
è lo spazio del tuo incessante venire,
il luogo del tuo passaggio in mezzo a noi.
Noi ti benediciamo per l'acqua e per il fuoco,
per il grano e per l'olio,
per il giorno e per la notte, per il cielo e per la terra.
Ma ancor più intensamente ti benediciamo
perché non ci hai creato solo uomo e solo donna.
E così non ci hai destinato alla solitudine,
ma alla comunione.
Noi ti benediciamo perché non ci hai creato
solo corpo o solo spirito:
ci doni l'intensità dei volti,
ci fai sperimentare il trasalire dei corpi,
semini in noi la tenerezza dei sentimenti
e la fortezza della fedeltà.
Ti benediciamo perché ci chiami
a condividere con te sorprendentemente
il dono di generare vita nel tempo.
Noi ti benediciamo per ogni uomo e ogni donna
che si amano sulla terra:
uomo e donna insieme sono per questa terra
l'icona più trasparente, la più luminosa
del tuo volto.
Noi ti benediciamo per l'acqua che ci ha dissetato
nelle ore di sabbia e di deserto dei nostri cammini.
Tu ci hai dato sensibilità e cuore
per ascoltare le implorazioni, i gridi, le ribellioni
di donne e uomini che ieri camminavano
e oggi camminano con noi.
Con loro abbiamo condiviso
la sete, le angosce e le speranze.
Abbiamo abbandonato le nostre ristrettezze di visione,
abbiamo aderito alla loro carovana,
alla loro sete di bene e di felicità.
Per l'amore che ci lega a loro ti chiediamo
di farci capaci di essere, dovunque siamo,
donne e uomini non delle cisterne d'acqua stagnante,
non donne e uomini di una religione asfittica,
arida e soffocante,
ma donne e uomini di una fede
libera e liberante, donne e uomini
dell'acqua che sgorga dalla roccia,
l'acqua "utile et humile et pretiosa et casta",
l'acqua
della notizia buona del tuo vangelo, Signore.


(tratta da: "Innamorarsi" Edizioni Qiqajon)

 

Lettura del libro della Genesi - Gen 2,18-25

In quei giorni. Il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: "Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta". Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

Sal 8

Mirabile e il tuo nome, Signore, su tutta la terra. O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza, con la bocca di bambini e di lattanti: per ridurre al silenzio nemici e ribelli. R Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi? R Davvero l'hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi: tutte le greggi e gli armenti e anche le bestie della campagna. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 5,21-33

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 10,1-12

In quel tempo. Partito di là, il Signore Gesù venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: "Che cosa vi ha ordinato Mosè?". Dissero: "Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla". Gesù disse loro: "Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione "li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola". Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio".

.

 

 


 
stampa il testo
salva in  formato rtf
Segnala questa pagina ad un amico
scrivi il suo indirizzo e-mail:
 
         
     

 
torna alla home