la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella terza Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


2 dicembre 2018



 

 

Is 45,1-8
Sal 125
Rm 9,1-5
Lc 7,18-28

 

Mi sorprende sempre la domanda del Battista: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?". Troppo facile la scappatoia di coloro che sfuggono allo spaesamento dicendo che la domanda da parte di Giovanni fosse solo un espediente perché i suoi discepoli fossero poi indotti a seguire Gesù. La soluzione non mi convince. E' come se desse fastidio a qualcuno parlare di una domanda su Gesù, proprio in lui, il Battista, che lo aveva apertamente indicato. A tutti! Io mi chiedo se la fede - la nostra, come anche quella di Giovanni - non possa avere un attimo di sospensione, di smarrimento. E forse che la nostra fede non l'avrebbe avuto nelle ombre di una cella del carcere, porte chiuse, destino inquietante nel futuro?

Facile dire: "Sei tu!" quando la vita è, dopo tutto abbastanza serena, risparmiata. Mai giudicare, mai censurare le interrogazioni, anche su Dio, che vengono da un carcere. E i carceri nella vita - voi lo sapete - sono tanti. E le domande e le delusioni sono tante. Pensate ai giorni dopo la crocifissione di Gesù. Pensate ai due di Emmaus, che lungp la strada, volto triste, dicevano: "Speravamo fosse lui...". Sono i cammini della fede, i nostri, la fede è cammino. Ma un'altra cosa sorprende nel nostro testo: da dove nasce la domanda del Battista? E' scritto: "Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose".

E tu vai a ritroso, a rileggere per verificare quali siano "queste cose" e incappi in Gesù che guarisce il servo di un centurione e fa pubblico elogio della sua fede. Poi si racconta di Gesù che restituisce vivo a una madre vedova il figlio morto, era un ragazzo, il suo unico figlio. E di queste cose si faceva un gran parlare per tutta la Giudea. E vanno a informarne anche Giovanni che era in carcere. Forse il Battista si aspettava un approccio un po' diverso dal Messia, uno che separasse con più nettezza grano e zizzania, uno che annunziasse con forza il castigo di Dio, che mostrasse il braccio della potenza. Gli inviati ritornano e trovano Gesù che è nel pieno - diremmo - della sua attività di guarigione.

E Gesù a dire che la prova che fosse lui il Messia era proprio quello che avevano sotto gli occhi in quel momento. E lo andassero a dire a Giovanni: "Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!". Andarono. A riferire. Ma quella domanda dal carcere non toglieva nulla alla grandezza del Battista. Che era uno tutt'altro che apparenza. Era uno dalla schiena diritta. E per la sua schiena diritta, pagava. Uno che non tornava indietro sulle sue parole. Come succede ampiamente oggi. Gesù lo segnala come il più grande del tempo che si sta chiudendo.

Ora inizia il tempo di colui che deve venire, il Veniente. Che non si riconosce nella figura di un giustiziere o di un separatore o di un potente trionfante ma di uno che guarisce, fa il bene, consola e soprattutto si rivolge ai poveri. E nasce scandalo. Vengo ai nostri giorni: che cosa dovresti aspettarti da un papa se non la fedeltà a queste parole di Gesù? Uno che fa il bene, che consola, che ha gesti di tenerezza, uno che soprattutto si rivolge ai poveri. Fa questo e nasce scandalo, in alcuni, come ai tempi di Gesù. Fa scandalo la tenerezza. Ma Gesù con la sua risposta apre a molte altre domande.

La prima può sembrare un po' provocatoria. Di tanto in tanto mi chiedo perché nelle nostre cosiddette risposte del catechismo non siano mai entrate le parole che per Gesù fanno la sua identità. Diciamo: "Gesù è il figlio di Dio fatto uomo. Giustamente. Ma ci sono molti modi di farsi uomo! Aggiungi - lo voleva lui - le parole che mandò a dire a Giovanni. Lui voleva che non si fraintendesse. E, aggiungendole, vedrai che la parola "Figlio di Dio", "Messia", si accende, si avvampa. Aggiungi, è essenziale: "apriva gli occhi a ciechi, faceva camminare gli zoppi, guariva i lebbrosi, faceva udire i sordi, annunciava una buona notizia ai poveri". Se impallidiamo queste parole, impallidiamo in vaghezze il volto di Gesù.

Ma - aggiungo - anche il nostro volto di cristiani, Chi sono i cristiani? Anche di loro si potrebbe dire: "Andate e riferite ciò che avete visto e sentito". Visto… e sentito. Con questa precedenza delle opere sulle parole. Parole sì, ma dopo! A spiegare le opere… Qualcuno giustamente potrebbe dire che allora ciò che conta sono le opere. Giusto! Non basta un rumore di parole! Il richiamo è a fare, a operare. Ma - attenzione - che le opere siano quelle cui rimanda Gesù: opere per il bene dell'umanità. Dove brilli questa attenzione, i tuoi occhi umidi, per l'umanità, l'umanità sofferente, e una buona notizia finalmente per i poveri.

Così si è cristiani ogni giorno. E così silenziosamente, in qualche modo, in piccolo, si diventa dei messia. Cristiani è da Cristo e Cristo significa unto, messia. Se fai il bene, se togli l'ingiustizia, se accendi una speranza nei disperati dell'umanità, sei, in piccolo, piccolo, un messia, perché fai le azioni di Gesù, le azioni della tenerezza. Ora sappiamo quali sono le azioni. Possiamo aggiungere: chiunque le compia è in qualche modo un messia. Qualcuno potrà forse meravigliarsi di quello che sto dicendo, ma penso alle parole che abbiamo ascoltato dal rotolo di Isaia. Dio chiama "eletto" - in ebraico "unto, messia" - un imperatore pagano, Ciro: "Dice il Signore del suo eletto, di Ciro…". Proprio così: eletto, unto, messia, Ciro! E aggiunge: "Io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca".

Eletto per che cosa? Per sciogliere, per aprire. Dio vuole aprire: "per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrò chiuso". Chi fa questo - lo sappia o no - entra in un disegno che Dio ha per la sua terra, per la nostra terra. Ora sto pensando con gratitudine e gioia a quante donne, a quanti uomini, pur non sapendolo, hanno cooperato al disegno di Dio sulla terra. Hanno aperto battenti. Nessun portone chiuso. Sebbene non lo conoscessero.

E io che lo conosco?

 

Lettura del profeta Isaia 45,1-8

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: / "Io l'ho preso per la destra, / per abbattere davanti a lui le nazioni, / per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, / per aprire davanti a lui i battenti delle porte / e nessun portone rimarrà chiuso. / Io marcerò davanti a te; / spianerò le asperità del terreno, / spezzerò le porte di bronzo, / romperò le spranghe di ferro. Ti consegnerò tesori nascosti / e ricchezze ben celate, / perché tu sappia che io sono il Signore, / Dio d'Israele, che ti chiamo per nome. / Per amore di Giacobbe, mio servo, / e d'Israele, mio eletto, / io ti ho chiamato per nome, / ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c'è alcun altro, / fuori di me non c'è dio; / ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci, / perché sappiano dall'oriente e dall'occidente / che non c'è nulla fuori di me. / Io sono il Signore, non ce n'è altri. Io formo la luce e creo le tenebre, / faccio il bene e provoco la sciagura; / io, il Signore, compio tutto questo. / Stillate, cieli, dall'alto / e le nubi facciano piovere la giustizia; / si apra la terra e produca la salvezza / e germogli insieme la giustizia. / Io, il Signore, ho creato tutto questo".

Sal 125 (126)

® Grandi cose ha fatto il Signore per noi. Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia. ® Allora si diceva tra le genti: "Il Signore ha fatto grandi cose per loro". Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia. ® Ristabilisci, Signore, la nostra sorte, come i torrenti del Negheb. Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. ® Nell'andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni.®

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 9, 1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Lettura del Vangelo secondo Luca 7, 18-28

In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?". Venuti da lui, quegli uomini dissero: "Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?"". In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: "Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!". Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la tua via". Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui".

 

 

 


 
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