la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella seconda Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


1° marzo 2026



 

 

Es 20, 2-24
Sal 18
Ef 1, 15-23
Gv 4, 5-42

"Domenica della Samaritana" così ha nome questa domenica nella liturgia ambrosiana. E così la donna si è presa una domenica, una domenica verso la primavera, verso la Pasqua. E tu passa per il pozzo. Come Gesù. Angoli di mistero, e non pochi, non piccoli, bussano nel nostro racconto. E non è forse vero che bussano in ogni vita e che una vita, defraudata dei suoi misteri, non sarebbe più vita, sarebbe piatta programmazione. Il 'non detto' prende spazio in ogni narrazione, apre domande, apre scorci. E a non finire nel nostro racconto. Mi chiedo che cosa accadrebbe se, anche come chiesa, anziché lamentarci dei numeri, e di quant'altro, respirassimo l'aria del racconto del pozzo di Sicar. "Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno".

Il sole che batte a picco a mezzogiorno e lui solo, segni di stanchezza, anche per lui. Affaticato e assetato. I suoi erano andati in città per prendere cibo; e proprio non li aveva sfiorati il pensiero che potesse avere sete, nulla gli avevano lasciato per attingere acqua dal pozzo. Segni di stanchezza; e non era forse solo stanchezza da viaggio, forse stanchezza da discorsi, come può avvenire anche oggi. La decisione di lasciare la Giudea e di dirigersi di nuovo verso la Galilea era stata per reazione irrefrenabile ai discorsi che stavano come proliferando in quei giorni, su chi battezzasse di più e chi meno, se lui i o Giovanni. Un gran discutere come se l'acqua di un rito fosse la cosa più importante, decisiva, barriere.

Sì, stanco di recinti: forse anche per questo aveva scelto quell'improbabile attraversamento della terra di Samaria, terra, sulle mappe, ostile. Era sete di altra acqua. E non gli sarebbe venuto al cuore di dirlo di lì a poco alla donna samaritana, dandole dignità di complicità di pensieri: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità".

E' incantevole il dialogo che accade al pozzo, tutto sete e acqua, e allusioni, albe di svelenenti e e momentanei nascondimenti, delicatezza e verità in una rincorsa sorprendente. E il gorgheggiare dell'acqua nel pozzo, musica sottofondo. Sete e acqua. E di che cosa abbiamo sete? Ecco la domanda. La storia della donna al pozzo e le mille nostre storie sembrano dire che non è poi così scontato nella vita, né immediato, né 'una volta per tutte', intuire di che cosa abbiamo sete. E Gesù si rivela come colui che, Rabbi e amico a un tempo, sa con amorevolezza accompagnare percorsi: porta la donna con tenerezza a capire di che cosa ha sete. Fede non è estorsione, né invasione, non è una dichiarazione a bruciapelo, non è una formula da ripetere: è l'esito di un guardarsi, di un raccontarsi, di uno svelarsi a poco a poco.

Entrano pagine di vita, anche quelle che confessi sbagliate: alla fine diventano tracce per sorprendere dove va la tua vera sete o dove si nasconde. Forse tra pietra e pietra sta nascosto il nuovo, il nuovo dell'acqua. Poi al pozzo di Sicar tornano i discepoli e sembra un altro mondo. E dove sono i loro occhi? Dove sono gli occhi della donna? E dove gli occhi di Gesù? Gli occhi dei discepoli non hanno orizzonte, sembrano concentrati esclusivamente sul cibo. Sino quasi a sfiorare, con il loro pensare, Gesù: "E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?""-

E dove sono gli occhi della donna? Gli occhi della donna, per illuminazione di voce e di parole, erano corsi sino a riconoscere nello straniero un Rabbi, poi un profeta; ora le si accendono all'avventura di un incontro inimmaginabile, con un Messia che ha passione per lei. Che ha sete di lei. Una cosa le è certa che lei ha sete di lui, di quel suo modo di guardare la vita, ora ascolta l'acqua gorgogliare dentro. E, meraviglia delle meraviglie, sente irrefrenabile il desiderio di raccontare. Sì, di lui. Poche parole, e non è predicazione. E' lasciare una domanda. "La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". Uscirono dalla città e andavano da lui".

Bastarono gli occhi della donna e un grumo di parole a farli uscire, bastarono gli occhi e quel poco di voce. Basta poco se uno Gesù se lo porta negli occhi. La donna ora se n'era andata. E dove erano gli occhi di Gesù? La sete, quella dell'inizio, se l'era scordata e ora pure il cibo. Ora rincorreva, fino a sognare, i miracoli dell'acqua in un infinito ramificarsi. Aveva visto fiorire il deserto. Voleva come compagni di sogno, anche i suoi discepoli. Si rivolse loro: "Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura"? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura!". Ti vuole compagno di sogni. Una domenica verso la primavera, verso la Pasqua.

Passa anche tu per il pozzo. Il pozzo di Sicar. Come Gesù.

 

Lettura del libro dell'Esodo - Es 20, 2-24

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo". Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano. Allora dissero a Mosè: "Parla tu a noi e noi ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!". Mosè disse al popolo: "Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore sia sempre su di voi e non pecchiate". Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura dove era Dio. Il Signore disse a Mosè: "Così dirai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto che vi ho parlato dal cielo! Non farete dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non ne farete per voi! Farai per me un altare di terra e sopra di esso offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io vorrò far ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò"".

Sal 18 (19)

Signore, tu solo hai parole di vita eterna. La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. R Il timore del Signore è puro, rimane per sempre i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti. R Ti siano gradite le parole della mia bocca; davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia roccia e mio redentore. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 1, 15-23

Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 4, 5-42

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le dice: "Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui". Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa". Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". Ma egli rispose loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?". Gesù disse loro: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura"? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica". Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".

 

 


 
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