la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella seconda Domenica dopo il martirio di Giovanni
secondo il rito ambrosiano


8 settembre 2019



 

 

Is 5, 1-7
Sal 79
Gal 2, 15-20
Mt 21, 28-32

 

Se lo sguardo vi sarà scivolato sull'indicazione dei versetti del vangelo di Matteo, avrete notato che siamo agli ultimi capitoli del vangelo. Mancavano pochi giorni alla sua morte di croce. Il giorno prima Gesù era entrato nel tempio, aveva buttato all'aria i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe, si era opposto duramente ai sacerdoti e agli scribi che gli chiedevano di zittire i fanciulli che lo acclamavano a squarciagola nel luogo sacro. Qualcuno avrebbe potuto consigliargli di starsene lontano. No. Il mattino dopo ci ritorna. E quelli, capi dei sacerdoti e anziani del popolo, inviperiti, a chiedergli con quale autorità facesse queste cose.

Una religione immobile, impenetrabile a ogni soffio di vento. Era venuto Giovanni, il suo chiarore si era subito spento. Nessun cenno di conversione da parte loro. Loro non ne avevano bisogno! Erano tutto parole e solo parole. Gesù forse aveva ancora in mente il fico, che aveva visto lungo la strada quel mattino, vi aveva cercato un frutto, era tutto fogliame, tutto apparenza. E così gli venne la parabola dei due figli: quello apparentemente ribelle, che dice no, ma poi nella vigna ci va e quello formalmente ossequiente che dice sì, ma poi si guarda bene dall'andarci. Attribuisce loro l'immagine del falsi ossequienti e dà ai pubblicani e alle prostitute l'immagine dei ribelli che poi nella vigna ci vanno. Sino a dire parole che sembrano impronunciabili, calcandole con quel "in verità vi dico": "In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio". Sorpassati! E da chi!.

Commentando questo brano di Matteo, in una delle sue messe del martedì mattina a casa Marta, Papa Francesco disse: "Gesù si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, e cioè a quelli che avevano l'autorità, l'autorità giuridica, l'autorità morale, l'autorità religiosa: tutto. Egli parla chiaro a coloro che decidevano tutto". Quelli che decidono tutto! Di lì a poco Gesù dirà di loro: "Legano fardelli pesanti e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23,4). Avevano caricato le spalle della gente. Mancava aria, mancava leggerezza. Papa Francesco nel suo commento aggiunse: "Certo, qualcuno di voi può dirmi: "Grazie a Dio queste cose sono passate". No, cari, anche oggi - anche oggi! - nella Chiesa ci sono. E questo fa tanto dolore!".

Penso che voi possiate immaginare come questa parabola di Gesù metta in questione uno come me, che, per anni anni e anni, ha detto parole sacre, religiose. E chieda a me da un lato se mi sono nascosto dietro il fogliame dell'apparenza e dall'altro se non ho caricato, per disavventura, di pesi insopportabili donne e uomini che mi sono stati affidati. E sento che l'invito alla conversione viene a me: l'invito non ostentare, l'invito ad essere umile, l'invito a sentirmi lontano, a sentirmi poco. E a dare fiducia a quelli che sono umili, che si sentono lontani, che si sentono poco. Perché proprio loro, che si muovono dal paese della lontananza, della loro pochezza, mi passano davanti nel regno di Dio La domanda che mi ha bussato è questa: "Che cosa Gesù ha visto nei pubblicani e nelle prostitute? Ebbene vorrei dire: un brivido. Un brivido che non vedeva in quei volti spenti.

Penso al pubblicano Zaccheo che, superando ogni briciola di formale decoro, sale su un albero di sicomoro: un briciolo di ricerca in un pubblicano. Penso a una prostituta innominata, che irruppe un giorno nella casa di Simone, un fariseo, dove Gesù era stato invitato a pranzo: si rannicchiò piangendo ai piedi di Gesù e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. Scandalizzato Simone. Ma Gesù a dirgli:" Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato".

Nella donna Gesù aveva visto un brivido, che non aveva visto nel fariseo: una religione ingessata. Di fronte alla quale qualcuno potrebbe dire: "Ma su! Un briciolo di amore!". "Ha molto amato": Gesù la innalza ad esempio, per il suo amore. Perdonate, ma i miei ricordi a questo punto sono andati a una lettera di una prostituta, scritta a un frate, il 10 maggio 1996. All'ultima riga la lettera porta una firma, il nome penso se lo abbia dato lei: Lucia, la farfalla dalle ali spezzate. Lei vede quasi tutte le mattine all'alba un uomo che corre nelle strade semideserte del quartiere. Un pomeriggio entra nella chiesa di San Carlo al Corso e vede l'uomo che corre all'interno di un confessionale. E' un frate, è stupita: in una lettera gli racconta la sua vita. Poi scrive: "Ho lasciato cadere una banconota nella cassetta delle offerte della Sua Chiesa. Ne ho sentito il rumore. Lei, imperturbabile, confessava, credendo di non essere riconosciuto. Anch'io sembravo una fedele qualsiasi, con il mio vestito semplice ed accollato, ...anche se sotto il vestito... niente (neppure più un'anima)".

Nella lettera leggi un brivido, quello che Gesù intravide nella prostituta nella casa del fariseo: "Ha molto amato". Niente brivido nel fariseo, Una religione svigorita in norme senz'anima. Dio è diverso: coglie amore, perché è uno che ha passioni. Basterebbe rileggere il brano di Isaia che oggi abbiamo ascoltato, prime parole, parla di un Dio che canta. Come gli innamorati: "Io voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la mia vigna". Canta… Dio! Canta canzoni di amore. Voi, mi capite. Ci sono vicinanze ingessate e ci sono lontananze abitate da sussulti. E io a chiedermi dove sono. Dentro una religione ingessata o dentro le vibrazioni di una canzone d'amore?

 

Lettura del profeta Isaia - Is 5, 1-7

Così dice il Signore Dio: "Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi".

Sal 79 (80)

La vigna del Signore è il suo popolo. Hai sradicato una vite dall'Egitto, hai scacciato le genti e l'hai trapiantata. Ha esteso i suoi tralci fino al mare, e arrivavano al fiume i suoi germogli. R Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell'uomo che per te hai reso forte. R Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. Signore, Dio degli eserciti, fa' che ritorniamo, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 2, 15-20

Fratelli, noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 21, 28-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "Il primo". E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli".

 

 


 
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