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la parola della domenica
Anno liturgico A
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Nm
20, 2. 6-13 La bellezza del racconto… e le domande che volano intorno, come rondini, senza spegnerlo, anzi suscitando fantasie. E subito una suggestione a sfiorarmi. Matteo la scorsa domenica raccontava un inizio di Gesù, inizio della sua missione, nelle acque del Giordano; oggi il vangelo di Giovanni dà nome di inizio al segno del vino: "Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui". "E che cosa fu prima?" ci verrebbe spontaneo chiederci. Poi - pensate la stranezza - oso immaginare che nel pensiero di uno sia prima una cosa, e nel pensiero di un altro un'altra: non ci accade forse nella vita? Poi ecco nel mio fantasticare il ricucirsi di fili: il fiume Giordano e la casa di Cana sono evocati come luogo dello svelamento di Gesù, e a congiungere filo a filo - oserei dire - una immersione: Gesù, immerso con tutti nelle acque al fiume; immerso, fino quasi a scomparire, nella frenesia di una festa di nozze a Cana di Galilea, protagonista nascosto. Sguscia una domanda: non è che 'immergersi con tutti' sia una indicazione, più importante di quanto pensiamo, per quelli che intendono seguire Gesù, la sua strada? E forse non dovrebbe sfuggirci che, mentre al Giordano l'immersione era, poco o tanto, nella luminosità velata di un rito, in uno squarcio, diremmo, di spiritualità, a Cana siamo in uno spazio cosiddetto profano, in una casa, nell'impazzimento delle voci, del colore, del vino, in una festa di nozze che non ha rituali, all'insegna della spontaneità. Cana - ci dicono- era piccolo paese, contadini, per loro era quasi un evento un matrimonio quando accadeva, e non durava un solo giorno, di qui una coralità, una certa libertà di far capolino, che sembra affiorare dal racconto: la vera invitata era Maria, ma poi ad accodarsi quel giorno ci fu Gesù con alcuni discepoli. Poteva capitare dunque che le previsioni fossero sbagliate e venisse a mancare il vino. Accadde e ad accorgersene fu Maria. All'affaccio del primo segno di Gesù dunque una donna. E dovrebbe farci pensare: dovremmo interrogarci sulle donne inascoltate o ascoltate con sufficienza. A volte ci accade di magnificare Maria per segni di cui non abbiamo nessun riscontro nei vangeli. Di questo il racconto di Cana dà luminoso riscontro, dà segno di Maria come di una donna straordinaria, straordinaria per i suoi occhi, per la sua attenzione, per la sua delicatezza. Si accorge. 'Accorgersi' è verbo da sposare al verbo 'immergersi': oso sottolinearlo perché potrebbe anche capitarci di essere sì immersi, immersi in un vivere concitato, ma poi di non accorgerci di un vuoto che si crea. Immergersi è verbo che fa appello ad attenzione. E sembrerebbe, lì per lì, attenzione per poca cosa quella di Maria, attenzione al vino, a un vuoto di vino: scomodare il Figlio per il vino. Ma poi, in una rincorsa di simboli, la mente corre a pagine e pagine della Bibbia dove il vino viene evocato come presentimento dei tempi nuovi, i tempi del messia, i tempi dell'amore. E noi a ricordare i versi che fanno introduzione al Cantico dei Cantici:
Andando di pensiero in pensiero viene spontaneo immaginare come a Maria stesse a cuore l'integrità di quella festa, la gioia di quegli sposi: un vuoto di vino poteva compromettere la festa o anche solo velarla. Ebbene un miracolo per la gioia di un momento - una ebbrezza che si consuma nel giro di poche ore - può sembrare in eccesso: per una fragile gioia. Ricordo una pagina di Eugenio Borgna, indimenticabile psicanalista, che è invito a custodire la fragile gioia negli altri e in noi stessi, anche se non ha lo splendore della felicità, anche se effimera e transitoria: "A ciascuno di noi - scrive - è demandato il compito di rintracciare le orme della gioia nei volti, negli occhi, negli sguardi e nei sorriso di una persona che si incontri con noi, evitando di spegnerla con la nostra disattenzione, e con la nostra indifferenza. Allora quando in una paziente, in un paziente, rinasce qualche goccia, qualche scintille di gioia non si può non sentirsi chiamate e chiamati a intravedere l'alba della speranza". Custodire la fragile gioia, collaborare alla fragile gioia ha come dono riconoscere l'origine del vino, ha come dono di avvertire i passi del messia, l'ombra del suo passaggio. Mi vengono in soccorso pensieri puntuali di un biblista, il gesuita Jean Louis Ska, che, a commento del nostro brano, scrive: "Vale la pena rileggere il testo: "Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora"". I servitori sapevano, lo sposo e il maggiordomo invece no. I servitori sanno perché hanno sudato abbastanza per attingere e trasportare l'acqua. E l'hanno fatto senza recriminare poiché le anfore erano "piene fino all'orlo". Possiamo trarre una conseguenza da quest'osservazione: chi rimane seduto nella sala di nozze non si accorge di niente. Chi sta vicino alle cucine o alla cantina e si preoccupa del buono svolgimento della festa, come Maria, o chi contribuisce a salvare la festa come i servitori ne ricava un grande vantaggio, quello di "sapere" chi è il vero sposo che dà il vino dell'età messianica. Il "sapere" è condizionato dalla partecipazione attiva al successo delle nozze". E se nostro sogno, nostra passione, fosse custodire la fragile gioia, collaborare alla fragile gioia, nel mondo?
Lettura del libro dei Numeri - Nm 20, 2. 6-13 In quei giorni. Mancava l'acqua per la comunità: ci fu un assembramento contro Mosè e contro Aronne. Allora Mosè e Aronne si allontanarono dall'assemblea per recarsi all'ingresso della tenda del convegno; si prostrarono con la faccia a terra e la gloria del Signore apparve loro. Il Signore parlò a Mosè dicendo: "Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e parlate alla roccia sotto i loro occhi, ed essa darà la sua acqua; tu farai uscire per loro l'acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al loro bestiame". Mosè dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva ordinato. Mosè e Aronne radunarono l'assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: "Ascoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?". Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e il bestiame. Ma il Signore disse a Mosè e ad Aronne: "Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete quest'assemblea nella terra che io le do". Queste sono le acque di Merìba, dove gli Israeliti litigarono con il Signore e dove egli si dimostrò santo in mezzo a loro. Sal 94 (95) Noi crediamo, Signore, alla tua parola. Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. R Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. R Se ascoltaste oggi la sua voce! "Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere". R Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8, 22-27 Fratelli, sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino". E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora". Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela". Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora". Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
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