la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella seconda Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


8 marzo 2020



 

 

Es 20, 2-24
Sal 18
Ef 1, 15-23
Gv 4, 5-42

Una donna incrocia il cammino della nostra quaresima. Benedetto l'incontro. E benedetto chi dei due - lei o Gesù? - l'ha raccontato. Così il racconto ha trovato ospitalità nel vangelo Ebbene nella narrazione mi sembra che siano alluse immagini della fede: la loro bellezza mi seduce, e, nel sedurmi, lascia un insegnamento prezioso per i mie passi. Prezioso. E su queste immagini vorrei oggi con voi indugiare. Chissà quante volte - mi dicevo leggendo - chissà quante volte la donna aveva fatto quella strada dalla città al pozzo e dal pozzo alla città. E l'acqua - diceva bene Gesù - non le toglieva la sete per sempre. E chissà quante volte su quella strada si sarà lasciata prendere da pensieri. Perché, al contrario di quello che qualcuno potrebbe pensare - anche nella chiesa purtroppo! - le donne hanno un pensiero.

Oggi è l'8 marzo. C'è - per grazia, dico - un pensiero femminile. Per fortuna meno apodittico, meno rigido, meno prepotente di quello maschile, perché curvato sulla vita. Se leggi attentamente il racconto, tra riga e riga scopri questo pensiero. Che alla fine incanta anche Gesù. La donna del pozzo e i suoi pensieri. Confesso che, leggendo, mi bussava un pensiero: chissà quante volte la donna di Samaria, donna delle domande, nell'andare avanti e indietro, in quel silenzio, si sarà interrogata sulla sua storia - poi troverà in Gesù chì la rimanderà a quella storia -. Dico la storia dei suoi amori, un'altra sete mai sedata, un camminare verso il pozzo di un amore e un ritornare in sete. Come se le sete non le si fosse placata nel cuore. Avanti e poi indietro da un amore. Le era rimasta la sete. Sete d'acqua e sete di vivere. Si era sentita usata.

Quello era un giorno come tanti altri e, mai e poi mai, avrebbe pensato che non sarebbe stato un giorno come tanti altri e che quel giorno le avrebbe riservato una sorpresa, la sorpresa delle sorprese. Perché, vedete, Dio - perdonate il verbo - si infila nel corso delle cose più ordinarie, più concrete, più umane: si infilò nel suo andare per acqua. Ecco la cosa su cui vorrei indugiare con voi: la cosa che sempre mi colpisce è l'aria che respira nel racconto. Prima ancora delle parole. Che - già ve ne siete accorti - non hanno nulla di una istruzione catechistica. Prima ancora c'è come un guardarsi, c'è come l'entrare dell'uno nell'anima dell'altra e viceversa. Si accende una sensibilità, c'è una percezione di bellezza, si sfiora l'intimità. E' già quel chiedere l'acqua a una donna samaritana è come aprire una fessura. Guadate che i passi della fede nascono da questo sentire, non dalle nozioni, ma dalle emozioni.

E pericolo devastante sarebbe che questo sentire andasse impallidendo, che mancasse l'aria del pozzo. Voi mi perdonerete, quest'anno leggo sotto lo stimolo di una riflessione di un monaco benedettino, Giorgio Bonaccorsi che indugia su passi biblici e in particolare sul passo del vangelo di Giovanni in cui è scritto che "il Verbo - la Parola - si è fatto carne". E dunque la rivelazione per noi cristiani avviene nella carne di Gesù, nella carne cioè nella sua umanità fragile, lasciatemi dire nella sua stanchezza al pozzo. La sua umanità il luogo in cui Gesù si svela e noi lo incontriamo.

E' un Gesù stanco, un Gesù che ha sete, un Gesù che dice il suo bisogno - "Dammi da bere -, un Gesù che prende l'iniziativa, che seduce la donna con il suo sguardo, uno sguardo che non la inchioda al suo passato, ma apre fessure, fessure per il futuro, ascolta le domande, che a volte nascondono la domanda più vera, più profonda, e aiuta la donna a scendere nel suo pozzo per ascoltare una domanda più sincera, una domanda di felicità, quella che gorgoglia nel più profondo, la domanda di un Dio da adorare in spirito e verità.

Non è un fatto di dottrina o di un luogo o di un altro, e nemmeno di precetti, non c'è traccia nel racconto. In prima istanza, è scoprire la fede come una seduzione. E' l'esperienza di sentire gorgogliare l'acqua dentro, ascoltando una voce. Cadono le impalcature: lei samaritana, lui giudeo; lei donna, lui un uomo; lei con l'acqua di pochi giorni o di un giorno solo, lui con l'acqua che zampilla per la vita eterna. Alla donna che il messia lo immaginava come un risolutore di questioni religiose, uno che dirime dispute religiose - qui o a Gerusalemme - Gesù risponde che la rivelazione è diventata una persona, sta davanti a lei, e non è un fantasma, le sue parole hanno una voce e la voce risveglia il pozzo: "Sono io che ti parlo".

Il Messia è in quel timbro della voce. Voi sapete che cosa vuol dire il timbro di una voce! Il Messia è in quella voce che non condanna, fa scoprire l'acqua, e mette altri in cammino verso il pozzo. E' proprio di quel Messia, della sua sensibilità per le storie, che la donna di Samaria va a parlare in città: "Uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto". Capite, senza alzare la voce, senza infierire su quello che aveva fatto: la donna aveva letto uno sguardo, ancor prima delle parole, uno sguardo così diverso dagli sguardi che si era portata addosso per una vita!

Questo è il Messia. Questo è il racconto del suo svelamento, dentro un sentire, dentro una sensibilità. Non so se mi sono fatto capire, intorno a quel pozzo era come se si fosse fatto trasparente il cielo, in pieno mezzogiorno. Era come se si fosse cambiata l'aria. Pensate - è bello pensarlo - anche per Gesù! Anche lui, preso nella sua sensibilità, anche lui toccato, anche lui come uno cui la bellezza di un incontro ha fatto perdere la fame - "Ho un altro cibo" -. Come se lui avesse fame di incontri. E quell'incontro lo fa sognare: in anticipo di quattro mesi vede campi biondeggiare per la mietitura.

Fa una tristezza - lasciatemelo dire - vedere i discepoli che sono appiattiti. Magari a fin di bene, appiattiti solo sul mangiare: "Maestro, mangia", sorpresi per il loro Rabbi che parla con una donna. Ancora non hanno capito che il loro maestro sta negli incontri, sta nella bellezza degli incontri e che Dio si rivela in un Rabbi che ti parla, che ti tocca, che ti guarda, fa sognare. Accende lampi con la sua umanità. Questi sono i passi dela fede. Qui passa la salvezza. Nel sussulto di un incontro.

E mentre ringrazio Gesù che si è seduto stanco al mio pozzo, mi sto chiedendo, se in giorni devastati dalle paure come i nostri, non sia possibile diventare uomini e donne del pozzo, e, al di là della fatica che facciamo, cogliere l'opportunità di creare l'aria di quel pozzo, quello di Sicar e dirci vicinanze, e raccontarci storie e disseppellire acque, noi che in altre ore, per fretta o per disamore, abbiamo disertato i pozzi degli incontri.

E donarci gli uni gli altri non parole che chiudono, ma il timbro della voce, perché è il timbro della voce che crea o no la vicinanza. Di cui abbiamo, anche di questi tempi, sete.

 

Lettura del libro dell'Esodo - Es 20, 2-24

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo". Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano. Allora dissero a Mosè: "Parla tu a noi e noi ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!". Mosè disse al popolo: "Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore sia sempre su di voi e non pecchiate". Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura dove era Dio. Il Signore disse a Mosè: "Così dirai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto che vi ho parlato dal cielo! Non farete dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non ne farete per voi! Farai per me un altare di terra e sopra di esso offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io vorrò far ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò"".

Sal 18 (19)

Signore, tu solo hai parole di vita eterna. La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. R Il timore del Signore è puro, rimane per sempre; i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti. R Ti siano gradite le parole della mia bocca; davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia roccia e mio redentore. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 1, 15-23

Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Lettura del vangelo secondo Giovanni - Gv 4, 5-42

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le dice: "Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui". Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa". Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". Ma egli rispose loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?". Gesù disse loro: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura"? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica". Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".

 

 


 
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