la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella seconda Domenica di Pasqua
secondo il rito ambrosiano


28 aprile 2019



 

 

At 4,8-24;
Sal 117;
Col 2,8-15;
Gv 20,19-31;

 

Forse c'era bisogno che Gesù da risorto come prima parola dicesse: "Pace a voi". A ben pensare, non era quella la parola che per prima, su suo comando, i discepoli avrebbero dovuto dire all'atto di mettere piede sulla soglia di una casa qualunque: "pace a voi"? C'era bisogno anche perché, quella sera, il loro cuore era un soprassalto di sentimenti. Il testo dice che si erano chiusi in casa "per timore dei Giudei": dopo tutto loro erano quelli che erano stati con Gesù, il profeta di Nazaret, considerato come un sovversivo della religione dei padri, finito giustiziato in croce. E come non temere ritorsioni? Erano conosciuti.

Riconosciuti - annotava oggi il brano degli Atti - "come quelli che erano stati con Gesù". Possiamo capire il timore della sera di Pasqua. La paura li aveva congregati, la paura aveva fatto loro sbarrare le porte. Ma ci è facile immaginare che ad agitarli ci fosse anche dell'altro. Era arrivata al mattino Maria di Magdala a dire che la tomba era vuota. A verificare ci erano andati Pietro e Giovanni: tomba vuota, per terra i lini e vicino il sudario che gli era stato deposto sul viso. Ma di lui non c'era ombra. Tornano a casa. Ma di lì a poco ecco ritornare con il fiato in gola ancora lei, la Maddalena, a dire che l'aveva visto e le aveva anche detto di portare loro l'annuncio. Immaginate lo sconcerto, era come se non capissero più nulla.

E poi perché non a loro, ma alla Maddalena, alle donne? Come dare fiducia a parole di donne? Luca scrive: "quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse (Lc 24,11). Immaginate che subbuglio dopo una giornata come quella. E viene Gesù, a porte chiuse. E dice "Pace a voi". Ve li immaginate i suoi occhi mentre diceva: "Pace a voi". Dico, i suoi occhi, perché a noi, a volte, capita di dire parole anche buone, ma per formalità, e gli occhi svelano impietosamente il "senza cuore". Pensate agli occhi di Gesù! Ed è sorprendente, alle parole, a quelle parole, aggiunge un gesto: "Mostrò loro le mani e il fianco". E non era - voi mi capite - non era un rimprovero, quasi volesse chiamarli responsabili di quelle ferite. Le ferite le mostrava per altro, le sue ferite erano come una feritoia da cui intravvedere. Erano rimaste e non cancellate dalla risurrezione, rimaste a dire dove era arrivato e dove arriva oggi l'amore del Signore Gesù per loro, per noi. Rimaste a dire l'amore per sempre a ognuno, in ogni luogo, in ogni tempo, nelle celebrazioni e fuori delle celebrazioni.

E' insistito - e ve ne siete accorti - nel nostro brano l'accenno alle ferite della mani e del fianco. Lo ritroviamo ancora nella parole di Tommaso un discepolo che non si arrende facilmente alle parole dei suoi compagni, così come, alla fin fine, nemmeno loro si erano arresi alle parole di Maria di Magdala e delle donne... Tommaso vuole - così potremmo dire - un segno di riconoscimento: "se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo". Qualcuno potrebbe dire pretesa incredibile quella di Tommaso, la pretesa di quel segno.

Sarà! Ma, a ben pensarci, non è forse vero che proprio con quel segno, alludendo a quel segno, Gesù si era presentato otto giorni prima in mezzo ai discepoli: "Detto questo" - è scritto, cioè dopo aver augurato la pace - "mostrò loro le mani e il fianco". Quasi volesse racchiudere in quel segno delle ferite la prova che era lui. E, dopo aver mostrato le mani e il fianco, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito santo", quasi un anticipo - voi mi capite - di Pentecoste. Perché quando si è barricati nella paura, quando le porte sono chiuse, quando si stenta a riconoscere i segni di Dio nei nostri giorni c'è bisogno di un soffio su di noi.

C'è bisogno dello Spirito che ci rianimi e ci ravvivi, che ci liberi dal vivere e camminare come automi, come fantasmi, larve di umanità .E' questo il peccato. Vivere senza ardori e passioni. E Gesù soffia, come il Dio creatore. Nel libro della Genesi è scritto: "Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere dal suolo e soffiò nelle sue narici un soffio di vita e l'uomo divenne un essere vivente" (Gen 2,7). Siamo ancora esseri viventi? Ecco la domanda. Siamo ancora umani? Non abbiamo forse bisogno che il Dio delle origini e il Risorto soffino su di noi e ritorniamo ad essere dei viventi?

In questa Pasqua mi ha molto accompagnato l'immagine del camino: i miei giorni, quelli del mio paese, quelli della chiesa come un camino. Un camino dove, quasi senza che ce ne accorgessimo, sui ceppi si è depositata tanta, troppa cenere. C'è troppa pesantezza, pesantezza di ceneri che stanno soffocando la bellezza del vivere, pesantezza di egoismi che soffocano la vita. Ritorni il Signore a soffiare. A soffiare il suo Spirito su di noi. Al soffio riprenderà ad ardere la brace. Non è vero che tutto è morto. E' vero che c'è ancora tepore di brace, di brace di umanità, in ciascuno di noi. Ma occorre un soffio che ci liberi dalle pesantezze della cenere. Ci liberi e tenga vivo in noi il segno di riconoscimento. Quasi Gesù ci dicesse: "Vi do il mio Spirito, è il soffio di uno che non ha esitato ad essere ferito per amarvi. Segno di riconoscimento sono le ferite che vengono dall'amare.

Il soffio del mio Spirito vi liberi dalle precauzioni, vi faccia dei viventi, vi aiuti a riconoscer le ferite, a dare balsamo alle ferite. Le mie ferite oggi, quelle aperte e doloranti oggi, sono là dove dolorante è una donna, un uomo, una terra. Riconoscete le mie ferite". Ma perdonate se aggiungo un'ultima cosa - troppo mi sta a cuore! - con la mia piccola insignificante, debole, voce io vorrei oggi ringraziare tutti coloro che con i loro occhi limpidi, inquieti, e sensibili, per anni e anni, hanno riconosciuto e ancora oggi riconoscono le ferite, le tante ferite di questa umanità e hanno dato e danno balsamo. Possono anche infangarli, ma nessuno riuscirà a spegnere il fuoco buono che li conduce. Io vorrei ringraziare il Signore per loro. E pregarlo che soffi il suo Spirito su di me. Perché anch'io riprenda ad ardere.

Come la brace di un camino.

 

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 4, 8-24a

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: "Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati". Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l'uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: "Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome". Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: "Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato". Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l'accaduto. L'uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant'anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.

Sal 117 (118)

® La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare. oppure ® Alleluia, alleluia, alleluia. Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Dica Israele: "Il suo amore è per sempre". Dica la casa di Aronne: "Il suo amore è per sempre". ® La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. ® Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre.

® Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 2, 8-15

Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d'uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 19-31

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati". Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo". Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 


 
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