la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella seconda Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


24 novembre 2019



 

 

Bar 4,36-5,9
Sal 99
Rm 15,1-13
Lc 1,26-38a

 

Avvento come "protendersi" - ci dicevamo la scorsa domenica - protendersi con gli occhi, con ll viso, con il cuore. Anche con il corpo. Ti protendi e poi - è quasi un'urgenza - ti metti in cammino. L'avvento come movimento. Benedetto il movimento. Contro l'immobilità: tutto fermo, vele afflosciate, non spira vento. Sia per noi tutti avvento di movimento: via dalla tana dove non c'è sorpresa. Movimento come viaggio. Sorprese del viaggio. E il primo movimento - lasciatemi dire - il primo viaggio, che è all'origine del nostro viaggio, sorpresa delle sorprese, è quello di Dio. E il venire per Dio è un'urgenza.

Che bello che sia un'urgenza per Dio. I passi! Li senti? Li accarezzi? I passi di un Dio che viene. E fa sorpresa. Il vangelo di Luca racconta la sorpresa. Il suo terzo capitolo tanto è solenne quanto è sorprendente. Luca racconta la venuta di un Dio che si mette in cammino: vuole baciare la terra, viene sino a baciare. Lo pensavo e alla memoria mi si affacciavano innumerevoli viaggi dei papi del nostro tempo e quel loro gesto: appena scesi dall'aereo si chinavano a baciare la terra. Là dove erano arrivati. Perdonate la digressione, ma mi fa pensare! Baciare ogni terra. Come fa Dio. Dicevo della sorpresa dei passi di Dio, di un Dio che viene con la sua Parola. Perché parlo di sorpresa? Perché, se viene, se vuole toccare la terra, deve scegliere un luogo.

E Luca racconta - vorrei dire a nostra istruzione, da non dimenticare! - quale luogo sceglie Dio, su chi accade la sua parola. All'inizio del racconto vengono ricordati con enfasi - li abbiamo sentiti - sette nomi, nomi dei palazzi e nomi del tempio, scenari altisonanti. Ed ecco il deragliamento della Parola. Che viene su un profeta senza potere, poco visibile, nel deserto. Vorrei affidarmi, per dire di questa scelta, al commento di una amica, una biblista, Rosanna Virgili, un modo - vi dicevo altre volte - per far parlare qui le donne. Scrive: "Cosa che colpisce il lettore è l'espressionismo narrativo: la distanza tra i sette personaggi citati per primi e Giovanni che viene alla fine.

Questa distanza è segnalata dai luoghi, Giovanni è nel deserto, mentre tutti gli altri sono o in un palazzo di governo o nel tempio. Mentre in superficie gli attori della storia attuale sono l'imperatore e poi il governatore e poi i tetrarchi e, infine, i sommo sacerdoti, l'evento veramente "storico" accade nel deserto, lontano dai palazzi degli uomini e anche da quelli istituzionali di Dio!... La parola di Dio diveniva su Giovanni: Giovanni ha un potere molto grande che gli permette di intervenire molto profondamente nella storia. Questo potere è diverso da quello dei governatori e dei sacerdoti, non viene dagli scranni in cui quelli sono assisi, ma dal deserto del cuore e dalla forza dello spirito, dove scende la parola di Dio.

Il cuore, lo spirito e la parola sono l'autentica fonte del cambiamento nella storia che Luca descrive, scava ed interpreta. Stare lontano dai luoghi scontati del potere terreno non impedisce paradossalmente a un uomo di mutare veramente il corso della storia". Questa pagina di Luca mi sembra di una attualità sorprendente. Ci dice quali palazzi disertare e quali deserti cercare. Ebbene è una domanda, so che non è di certo la più importante, ma mi è venuta leggendo: "Palazzi e deserti. Io apro il giornale, scorro pagine, a non finire, colme di nomi di uomini del palazzo, qualche volta persino di uomini del tempio.

Vi dirò che il pericolo è che io mi fermi ai palazzi. Mi sento chiamato a scovare tra le pagine la notizia di luoghi altri, di donne e uomini altri, spesso nascosti agli occhi dei petulanti, luoghi periferici, senza potere, dove ti sembra di vedere accadere la parola di Dio, che dà accensioni, comunica trasalimenti, fa fiorire i deserti. Mezza pagina di giornale a volte. Sosta li. Fa indugio lì. Da dove infatti può venire un cambiamento, che sia vero? Dai senza potere. Anche nella chiesa, non dagli scranni. Dall'Amazzonia, per esempio, per stare all'ultimo Sinodo che la chiesa ha celebrato. Non vi sembra che sia stato una intuizione evangelica affascinante, un'obbedienza a questa pagina di vangelo? Siamo scesi - ecco il movimento! - dagli scranni, per convocare le voci profetiche che vengono dai deserti della storia. Ora tocca a noi dare compimento alla profezia. Dio viene.

E mette in cammino anche noi. Ma io cammino? Conversione vuol dire camminare prendendo una direzione diversa, andare nel deserto per sentire un profeta che dice: "Cambiate direzione". E noi, come allora, a chiedere: "Che cosa dobbiamo fare?". Non so se vi siete accorti, penso di si: le cose che Giovanni chiede, se vi fermate a pensare, sono quelle che contribuiscono a creare un mondo in cui tutti, nessuno escluso, possano vivere con dignità, serenamente. Ognuno con il suo apporto, nel suo ambito di vita, nel suo quotidiano.

Alle folle dice: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Agli esattori di tasse: "Non esigete niente di più di quanto vi è stato fissato". E ai soldati: "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno". Il cuore, lo spirito, la parola fanno nuovo il mondo, lo fanno più umano. Pensate, il deserto, che in apparenza può sembrare un luogo lontano da ogni accadimento, diventa in realtà la radice del movimento vero. Al contrario di quello che potrebbe accadere alle nostre città, dove dietro la frenesia del correre potrebbe per disavventura celarsi la meccanicità dei riti, la ripetizione dei modelli. E il pericolo che la novità rimanga impigliata solo al vestito e non accada veramente un cambio d'abito

Non abbiamo tempo per commentare il brano del profeta Baruc, abitato da un grande movimento, il ritorno dall'esilio. Vi lascio il versetto che quest'anno mi è rimasto nel cuore: "Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli e di livellare il terreno". Perché non ci fossero barriere all'arrivo di tutti. Pensate, noi siamo figli di un Dio che spiana montagne e colma valli.

Dovrò ricordarmelo.

 

Lettura del profeta Baruc - Bar 4, 36 - 5, 9

Così dice il Signore Dio: "Guarda a oriente, Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio. Ecco, ritornano i figli che hai visto partire, ritornano insieme riuniti, dal sorgere del sole al suo tramonto, alla parola del Santo, esultanti per la gloria di Dio. Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell'Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: "Pace di giustizia" e "Gloria di pietà". Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo, come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui".

Sal 99 (100)

Popoli tutti, acclamate il Signore! Acclamate il Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza. R Riconoscete che solo il Signore è Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. R Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome; R perché buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 15, 1-13

Fratelli, noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: "Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me". Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: "Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome". E ancora: "Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo". E di nuovo: "Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino". E a sua volta Isaia dice: "Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno". Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 3, 1-18

Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!". Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: "Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco". Le folle lo interrogavano: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva loro: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: "Maestro, che cosa dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato". Lo interrogavano anche alcuni soldati: "E noi, che cosa dobbiamo fare?". Rispose loro: "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe". Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: "Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile". Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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