la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella prima Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


22 novembre 2020



 

 

Is 51, 7-12a
Sal 47
Rm 15,15-21
Mt 3,1-12

Leggo dal rotolo di Isaia. Non so di chi sono le parole. Ma le sento mie e un po', immagino, anche vostre. Ne stralcio un grumo: "Svégliati, svégliati, rivèstiti di forza, o braccio del Signore. Svégliati come nei giorni antichi, come tra le generazioni passate...". Sento le parole come una invocazione a Dio, invocazione alle sue mani che hanno plasmato, nell'in principio dei giorni, la terra, invocazione al suo braccio che, nei secoli a seguire, ha liberato un popolo dalla schiavitù: "con braccio potente" era scritto nella storia dei padri. "Svegliati" sono le parole che mi vengono alle labbra. Forse che Dio dorme, o veglia? Vedete quanti pensieri! E d'istinto i pensieri vanno a Gesù, che, quella notte, si era addormentato sulla barca. E come poteva non essere, dopo giornate come quelle, senza respiro? La barca, in pieno lago, imbarcava acqua per tempesta e a loro venne d'istinto di svegliarlo.

Scrive Marco: "Allora lo svegliarono e gli dissero: 'Maestro, non t'importa che moriamo?'. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: 'Taci, calmati!'. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: 'Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?'. E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: 'Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?' " (Mc 4,38-41). Ci è permesso dunque con un invocazione di svegliare il braccio di Dio, che appare come svigorito: "Svégliati, svégliati, rivèstiti di forza, o braccio del Signore". Ci è permesso con un grido di svegliare Gesù, addormentato nella tempesta: "Maestro, non ti importa che moriamo?'". Ecco pregare è svegliare. Che stranezza in un tempo di avvento, in cui ripetutamente l'appello è a svegliarci noi! Ora per un attimo veniamo come autorizzati a svegliare Dio. E non ci si venga a dire che non ha senso la preghiera di domanda e che l'unica che ha senso è quella di ringraziamento.

Siamo qui a svegliare Dio. Ebbene la preghiera "svegliati", "salvaci", nasce da una consapevolezza, quella della nostra fragilità; ci purifica dai nostri deliri di onnipotenza: è come se confessassimo - confessione preziosa - che siamo precari. Non è forse vero che "pregare" viene da "precari"? Nasce dunque da una terra di precariato. Riconosciuto, confessato. Una confessione di fragilità che non è legata ad appartenenze, nasce da una condizione universale. Che, non riconosciuta, genera arroganze. Anche dello spirito. E' dalla consapevolezza della precarietà, terra di tutti, la nostra oggi, che nasce attesa di salvezza, di consolazione.

Un'amica a commento poneva il suo accento proprio sulle ultime parole del brano, parole di promessa: "Io, io sono il vostro consolatore". Che bello questo "io" ripetuto: "Io, io sono il vostro consolatore", attesa di consolazione. Che nasce da una coscienza nobile delle nostra precarietà, una seggiolina serale. Ho trovato l'immagine in un libro di poesie, uscito da poco "La sete della domanda", di Chandra Livia Candiani. Vi devo confessare che a volte, spesso, che cosa sia pregare, più che in definizioni fredde, l'ho scoperto in poesia.

Questa ha titolo "Pregare":
Pregare è indicare,
come fanno gli alberi come le onde
e gli orizzonti come un sorriso,
è stare seduti
su una seggiolina serale
sulla soglia impagliata dei sogni
e dei desideri,
e arriva la brezza
che spezza i collari angusti
delle generalità e dell'immaginazione
avara, e trasporta in una terra
annuvolata vuota di parole,
precaria. Lì stai vacillante su un piede solo,
raminga percorri un filo libero
senza ancoraggi e ti ritrovi
in nessun paradiso ma nella meraviglia
dell'assenza di opinioni e di misure.
Pregare è salpare.

Ebbene mi sembra bellissimo questo verso "pregare è salpare. Ci salva dall'inganno di pensare che pregare sia cedere al disimpegno, affidare fideisticamente tutto a Dio. No, è come se dalla consapevolezza che Dio è nella barca, ti pulsasse dentro il coraggio di osare. Ci tocca "coraggio di osare". Osare con tutti. Darci coraggio ad osare. Oggi. Vorrei dire che segno che la tua è stata una preghiera autentica è che ti sei fatto disponibile a salpare. E a cambiare dentro. E sfioro il vangelo di oggi. Ci può colpire che le parole di inizio della predicazione del Battista corrispondano alla lettera a quelle con cui inizierà Gesù. Quasi a dire che non si può iniziare se non da qui: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!".

O forse meglio, con parole più aderenti al testo e incisive: "Cambiate il cuore! Si è avvicinato, infatti, il regno dei cieli". Cambiate il cuore. Si tratta del cuore. A partire dal cuore. Anche in questi giorni. Il Battista si trova di fronte gli uomini dell'istituzione, i gruppi legati alla tradizione, all'ortodossia: farisei e sadducei. Loro si guardano bene dal salpare, sono avvitati su se stessi, avvitati su appartenenze. Dicono: "Siamo figli di Abramo". Diversamente dalle folle del fiume. Che si immergono con tutti, pronti a captare l'invito a salpare, verso un cambiamento del cuore. Ma è possibile un cambiamento del cuore? Di un cambiamento del cuore, aveva parlato il profeta Ezechiele, che aveva profetizzato giorni in cui ciò che sarebbe parso impossibile, sarebbe accaduto, scrivendo: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez 36,26).

Era giunto il regno di Dio. Era giunto il profeta colmo dello Spirito. "Cambiate il cuore" è la prima parola di Gesù. E tu non disperare delle tue durezze: "Io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo". Pregalo. E ricorda che pregare è salpare, dalla durezza alla tenerezza. Forse qualcuno di voi ricorda Isacco il Siro, monaco poeta del VII secolo. Lui si chiedeva: "Che cos'è un cuore compassionevole?". Rispondeva: "È un cuore che arde per tutto il creato, per gli uomini, per gli uccelli, per gli animali, per il diavolo, per ogni creatura. E aggiungeva: "Prega bene colui che ama bene insieme uomo uccello e bestia. Prega meglio colui che ama meglio tutte le cose insieme, e grandi e piccole, perché il Dio che ci ama fece e ama tutto".

Avvento è svegliare Dio, è salpare. E' cambiare il cuore.

 

Lettura del profeta Isaia Is 51, 7-12a

Così dice il Signore Dio: "Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l'insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni; poiché le tarme li roderanno come una veste e la tignola li roderà come lana, ma la mia giustizia durerà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione. Svégliati, svégliati, rivèstiti di forza, o braccio del Signore. Svégliati come nei giorni antichi, come tra le generazioni passate. Non sei tu che hai fatto a pezzi Raab, che hai trafitto il drago? Non sei tu che hai prosciugato il mare, le acque del grande abisso, e hai fatto delle profondità del mare una strada, perché vi passassero i redenti? Ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con esultanza; felicità perenne sarà sul loro capo, giubilo e felicità li seguiranno, svaniranno afflizioni e sospiri. Io, io sono il vostro consolatore".

Sal 47 (48)

Il tuo nome, o Dio, si estende ai confini della terra. Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. La tua santa montagna, altura stupenda, è la gioia di tutta la terra. R Il monte Sion, vera dimora divina, è la capitale del grande re. Dio nei suoi palazzi un baluardo si è dimostrato. R Come avevamo udito, così abbiamo visto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio; Dio l'ha fondata per sempre. R O Dio, meditiamo il tuo amore dentro il tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino all'estremità della terra; di giustizia è piena la tua destra. R Circondate Sion, giratele intorno. Osservate le sue mura, passate in rassegna le sue fortezze, per narrare alla generazione futura: questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 15, 15-21

Fratelli, su alcuni punti, vi ho scritto con un po' di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all'obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma, come sta scritto: "Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno".

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 3, 1-12

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!". E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile".

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