la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella seconda Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


12 marzo 2017



 

 

Es 20,2-24;
Sal 18;
Ef 1,15-23;
Gv 4,5-42

Ho letto con voi questo racconto, da brivido. So di averlo letto anche male. E aggiungo che, a fronte dello sconfinare emozionante del racconto, molto povero sarà il mio commento. Vorrei lasciarvi un invito: l'invito a rileggerlo, ma piano piano, in silenzio, ciascuno di voi. Come se vi affacciaste da una fessura a quel pozzo. Osservare e ascoltare. Leggerlo con la vostra sensibilità, nelle pieghe segrete. Si parla di un corteggiamento.

Ve ne accorgete dalle parole, che a volte sembrano un pretesto, anche buono. Ma è come se gli occhi dei due andassero ad altro: ciò che conta, ciò che si insegue è altro. Succede. Succede quando ci si innamora. O se volete quando un incontro è vero e non è impallidito né dall'ovvietà né dall'abitudine. E' un incontro vero.

E potrebbe essere un suggerimento a ripensare ai nostri incontri, quelli con Dio e quelli con l'altro, con l'altra. Perché siano veri. Pensate, il vangelo raccontato al pozzo. Nella Bibbia il pozzo è avventura di incontri, il pozzo è terra di trasalimenti, di fidanzamenti. Luogo di appuntamenti. Starei per dire che se non c'è pozzo, se non c'è incontro, non c'è vangelo. Se non c'è in qualche misura corteggiamento, non illudetevi che ci sia evangelizzazione. Negli sguardi indifferenti freddi, gelidi, senza sussulti, non c'è buona notizia, non c'è vangelo.

Il pozzo di Sicar insegna. Il pozzo è all'aperto, non è un luogo religioso. Non è richiesta una appartenenza per andare ad attingere, ci può andare chiunque, non ci vogliono permessi. Ci può andare anche una donna, una donna con una vita disgraziata alle spalle come la donna del racconto. Ci posso andare anch'io. Che non ho una vita immacolata alle spalle. Ebbene Il pozzo di un incontro decisivo, forse unico, lo puoi, per avventura, o, meglio, per grazia, trovare anche in una terra come la Samaria, terra a mezzo tra fede ed idolatrie. Tra fede ed idolatrie, come può essere il mondo d'oggi, o forse il mondo di sempre, stagioni di meticciati e di infedeltà. Le nostre.

Forse c'è una condizione per l'accesso al pozzo: non è che tu sia uomo o donna, di questo o di quel paese, di questa o di quell'altra religione, di un monte o di un altro monte su cui adorare Dio. Lui è spirito e vuole adoratori in spirito e verità. La condizione di accesso - non dimenticare! - è che uno abbia sete. Di acqua. E che l'acqua non sia stagnante. Ma di che cosa uno ha sete, o anche fame, lo suggerisce - e in modo intrigante - il racconto.

Non era forse venuta per attingere acqua al pozzo, la donna? Alla fine trovi che abbandona l'anfora al pozzo. Quasi la cancellasse dai suoi pensieri. Ha altri pensieri. E dunque di che cosa aveva sete? O di che cosa si può aver fame? Era mezzogiorno, i discepoli erano andati in città a far provvista di cibo, per loro e per il loro maestro. Ed ecco, il loro maestro non ha più fame, come se avesse cancellato la fame: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete".

Potremmo chiederci quale fosse mai il cibo che gli aveva cancellato la fame. Potremmo forse immaginare che quell'incontro fosse il suo cibo, quell'incontro fosse "fare la volontà del Padre". Non l'aveva forse mandato per chi si sente perduto? Anche per quella donna che aveva una vita disgraziata alle spalle e si sentiva perduta? Era come se avesse fatto un lungo viaggio. Gesù, per incontrarla. Penso a Dio che deve farne uno lungo, molto lungo, per me!

Ebbene lui, che un momento prima si era seduto stanco del viaggio al pozzo, è come se non sentisse stanchezza. Sai, quando sogni? Da dove veniva dunque quel suo sognare a occhi aperti, quel suo sognare messi che biondeggiano, quattro mesi prima della mietitura? Se non dall'emozione di quel parlarsi, tra lui e la donna, al pozzo? Dall'emozione di vederla fiorire? Lo abitava una gioia, gliela aveva regalata quella donna. Certo, soprattutto per lei, lui era stato un regalo inimmaginabile. Per lei che aveva trovato, in quel rabbi giudeo, uno così diverso, unico. Quasi le venisse spontaneo mettere a confronto il suo modo di guardarla con centinaia e centinaia di altri modi con cui nella vita si era sentita guardata: le erano rimasti, come ferite, sulla sua pelle.

Quelle parole e sopratutto quello sguardo erano balsamo per lei. Era come se l'avessero messa in movimento. Così la parola di Dio. Ci mette in movimento. Sempre. Ed era tale il movimento dentro che si trovò, quasi d'istinto, a fare passi. Come se una forza dentro la spingesse a ritornare in città e a raccontare. Aveva imparato da quel rabbi - chissà se noi lo abbiamo imparato! - che bisogna raccontarsi le storie della sete E poi? Poi rimanere sulla soglia, rifuggendo da ogni invasione di campo. Le parole di quel rabbi erano come di vento.

Avevano il potere di imbrividire l'acqua che gorgoglia nel cuore. A volte basta una domanda per muovere i passi degli altri: "Che sia lui il Cristo?". "Uscirono dalla città e andavano a lui". Potere di una domanda! Sta in ascolto. Sta al pozzo della parola di Dio in questa quaresima. Nella certezza che la parola fa fiorire. Ti fa fiorire. E come fa Dio con te, anche tu fa fiorire: sta al pozzo dell'altro, dell'altra, ascolta le storie della sete.

E prega. Prega che tu possa essere un rigagnolo, un rigagnolo di acqua zampillante.

 

Lettura del libro dell'Esodo 20, 2-24

In quei giorni. / Il Signore parlò a Mosè e disse: / "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile: / Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. / Non ucciderai. / Non commetterai adulterio. / Non ruberai. / Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo". Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano. Allora dissero a Mosè: "Parla tu a noi e noi ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!". Mosè disse al popolo: "Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore sia sempre su di voi e non pecchiate". Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura dove era Dio. Il Signore disse a Mosè: "Così dirai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto che vi ho parlato dal cielo! Non farete dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non ne farete per voi! Farai per me un altare di terra e sopra di esso offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io vorrò far ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò"".

Sal 18 (19)

® Signore, tu solo hai parole di vita eterna. La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. ® Il timore del Signore è puro, rimane per sempre; i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti. ® Ti siano gradite le parole della mia bocca; davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia roccia e mio redentore.

® Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 15-23

Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, / quando lo risuscitò dai morti / e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, / al di sopra di ogni Principato e Potenza, / al di sopra di ogni Forza e Dominazione / e di ogni nome che viene nominato / non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. / Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi / e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: / essa è il corpo di lui, / la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le dice: "Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui". Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa". Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". Ma egli rispose loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?". Gesù disse loro: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura"? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica". Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".

 

 


 
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