la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella prima Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


5 marzo 2017



 

 

Is 58,4b-12b
Sal 102
2Cor 5,18-6,2
Mt 4,1-11

Oggi diamo inizio alla Quaresima. So di usare una parola impegnativa: "dare inizio". Penso alle quaresime che non hanno dato inizio a niente, o quasi niente, nella mia vita. E penso - lasciatemi dire - con gratitudine al fatto che ogni anno la Chiesa mi riproponga la quaresima. Come se io intuissi, in questo ripropormela, da un lato un atto di consapevolezza e dall'altro un atto di fiducia. Consapevolezza della fragilità umana: io non mi converto al vangelo in un anno, dura una vita la mia conversione al vangelo.

D'altro lato un atto di fiducia: come mi venisse detto che quest'anno posso fare un passo - non dico un balzo da eroe, che non mi appartiene -, ma un passo, il mio piccolo passo. Questa quaresima, dico questa, potrebbe essere evocato come un momento favorevole. "Ecco ora" scrive Paolo nella lettera "il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!". Alla quaresima ci introduce ogni anno questo brano del vangelo di Matteo sulle tentazioni di Gesù.

Con quel suo inizio intrigante. E' scritto, del Signore Gesù, che "fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo". Si è lasciato condurre. E questo è già un inizio. Un inizio che mi sembra quasi evocato da questi giorni, dall'aria nuova di questi giorni che odorano la primavera, e il filtrare di un soffio di vento, il vento dello Spirito. Lo Spirito secondo Gesù è vento che mi spinge. Potrei per disavventura resistere con la mia impermeabilità, con la mia immobilità, ma potrei anche aprirmi. Assecondandolo. Làsciati condurre dallo Spirito. Come Gesù. Non resistere allo Spirito. Lo Spirito porta nel deserto.

Ti porta nel deserto - mi direbbe il libro del Deuteronomio - "per sapere quello che hai nel cuore "(Dt 8,2). Cioè un momento di sincerità: al di là di quello che tento di apparire, al di là delle mille maschere, con cui recito. Dove battono realmente i miei pensieri, che cosa anima i miei gesti, dove spingono i miei desideri? Per sapere che cosa ho nel cuore. Che è la cosa cui tengo! Che cosa ho nel cuore. Il deserto - mi direbbe ancora la Bibbia nel libro del profeta Osea - come luogo di una intimità, con Dio e la sua parola: "La condurrò nel deserto e parlerò sul suo cuore" (Os 2,14).

Deserto come luogo in cui Dio può liberarci dai baal, cioè dai finti dei, che sono in realtà dei padroni, da una religiosità da schiavi. Per essere restituiti a una religiosità di donne e uomini liberi. Di figli e non di schiavi. Restituito - e che bello pensare alla quaresima così - restituito alla mia umanità vera , sincera, autentica. Da figlio. Penso che tutti voi abbiate notato come le tentazioni di Gesù, le tentazioni tipo, di lui e di ognuno di noi, si snodino intorno alla parola figlio. "Se sei figlio di Dio... ". Poco prima al battesimo nelle acque del Giordano la voce dal cielo aveva detto "Questi è il figlio mio, l'amato".

E allora ecco il tentatore: se sei figlio, dì che queste pietre diventino pane, gettati dal punto più alto del tempio, adorami e avrai tutti i regni del mondo e la loro gloria. La leggo come la tentazione del "fuori misura", il rifiuto di essere umani. E umani si è quando il pane è frutto non di una magia, ma del nostro impegno quotidiano. Umani si è non quando ci si getta dal punto più alto del tempio, ossessionati dal mito dell'apparire che genera liturgie di maschere vuote, ma quando accogliamo, ma senza disanimarci, la nostra misura di uomini e di donne.

E umani si è quando siamo lontani dall'adorazione dei regni della terra e della loro gloria, dalla pretesa e dal delirio di aver in mano tutto - hai in mano tutto e non hai in mano niente - . E se il vero potere fosse l'amare, il chinarci, il prenderci cura? Dell'altro e della terra? E se il segreto fosse fare posto all'amore. Così oggi ci ammoniva il profeta, mettendo in discussione riti e pratiche religiose: "Se aprirai il tuo cuore brillerà tra le tenebre la tua luce". Se aprirai il tuo cuore.

Mi è sembrato molto bello che mercoledì, introducendo il rito dell'imposizione delle ceneri papa Francesco abbia unito, nella sua omelia, ceneri e soffio dello Spirito, riandando alla pagina delle origini dove di Dio è scritto che plasmò l'uomo con polvere del suolo, vi soffiò un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Un pugno di terra, di cenere, visitata dal soffio, dal soffio dello Spirito. E' vero noi, prendendo le ceneri, riconosciamo la nostra piccola povera misura, ma non per disperarci, come poteva forse suggerire l'antica formula: "Ricordati che sei povere e in polvere ritornerai".

Prendiamo le ceneri confidando. Confidando che il soffio di Dio, il soffio del suo Spirito, possa fare di noi degli esseri viventi. Le ceneri come risveglio, risveglio di vangelo. Il pensiero va ai contadini, che mettevano pugni di cenere, come fermento di vita, nei solchi, là dove sarebbe germogliato il raccolto. Ecco le parole di papa Francesco: "Siamo stati tratti dalla terra, siamo fatti di polvere. Sì, ma polvere nelle mani amorose di Dio che soffiò il suo spirito di vita sopra ognuno di noi e vuole continuare a farlo; vuole continuare a darci quel soffio di vita che ci salva da altri tipi di soffio: l'asfissia soffocante provocata dai nostri egoismi, asfissia soffocante generata da meschine ambizioni e silenziose indifferenze; asfissia che soffoca lo spirito, restringe l'orizzonte e anestetizza il palpito del cuore.

Il soffio della vita di Dio ci salva da questa asfissia che spegne la nostra fede, raffredda la nostra carità e cancella la nostra speranza. Vivere la Quaresima è anelare a questo soffio di vita che il nostro Padre non cessa di offrirci nel fango della nostra storia".

 

Lettura del profeta Isaia 58, 4b-12b

Così dice il Signore: / "Non digiunate più come fate oggi, / così da fare udire in alto il vostro chiasso. / È forse come questo il digiuno che bramo, / il giorno in cui l'uomo si mortifica? / Piegare come un giunco il proprio capo, / usare sacco e cenere per letto, / forse questo vorresti chiamare digiuno / e giorno gradito al Signore? / Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: / sciogliere le catene inique, / togliere i legami del giogo, / rimandare liberi gli oppressi / e spezzare ogni giogo? / Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, / nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, / nel vestire uno che vedi nudo, / senza trascurare i tuoi parenti? / Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, / la tua ferita si rimarginerà presto. / Davanti a te camminerà la tua giustizia, / la gloria del Signore ti seguirà. / Allora invocherai e il Signore ti risponderà, / implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". / Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, / il puntare il dito e il parlare empio, / se aprirai il tuo cuore all'affamato, / se sazierai l'afflitto di cuore, / allora brillerà fra le tenebre la tua luce, / la tua tenebra sarà come il meriggio. / Ti guiderà sempre il Signore, / ti sazierà in terreni aridi, / rinvigorirà le tue ossa; / sarai come un giardino irrigato / e come una sorgente / le cui acque non inaridiscono. / La tua gente riedificherà le rovine antiche, / ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni".

Sal 102 (103)

® Misericordioso e pietoso è il Signore. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.® Quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l'oriente dall'occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. ® Egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Ma l'amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli.

® Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 18 - 6, 2

Fratelli, tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: / "Al momento favorevole ti ho esaudito / e nel giorno della salvezza ti ho soccorso". / Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: / "Non di solo pane vivrà l'uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"". Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra"". Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: / "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"". Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / "Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto"". Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

 


 
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