la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella prima Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


22 febbraio 2026



 

 

Is 58, 4b-12b
Sal 102
2Cor 5, 18 - 6, 2
Mt 4, 1-11

Inizia oggi per noi di rito ambrosiano la Quaresima. E' oggi il suo primo giorno; poi va messa alla luce ogni giorno, perché non sia una finta. Inizia con la pagina fascinosa di Matteo che racconta, con immagini di potente seduzione, le tentazioni di Gesù. Le racconta come fossero tutte accadute in un giorno, quando è la vita, una intera vita, a farne narrazione. Gli evangelisti raccontano aprendo e chiudendo con il deserto, evocando il tempo lungo del deserto. Scrive Marco: "nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana". Ed era stata come una spinta al deserto. Gesù spinto dallo Spirito che è vento.

Poi i miei occhi andranno per uno stacco breve al racconto di Matteo, a osservarlo sul punto più alto del tempio e sulla cima di un altissimo monte. Ma prima mi va di inseguirlo per piste di sabbia e rocce del deserto e il vento nei capelli che gli fremono oltre gli occhi. Non un deserto da cui rifuggire come da un male, ma un deserto da ricercare con passione, come tesoro del campo. La medesima parola "deserto" può evocare orizzonti diametralmente opposti, come del resto la parola "solitudine", che spesso associamo al deserto: bene o male? E quando è bene e quando è male la solitudine? C'è una solitudine da cui rifuggire, che è male - è scritto: "non è bene che l'uomo sia solo" - e una solitudine da ricercare, quella dell'intimità, un'ombra di eremo interiore in cui ti raccogli, ti ricomponi, ti rigeneri, sfiori una presenza. Ho sentito in questi giorni una voce - era di un Vescovo - era invito a salvaguardare, in giornate a volte caotiche, le nostre, un ritaglio di tempo se pur minino, fossero pure tre minuti, e a dedicarlo all'eremo interiore.

A fargli posto. A fargli posto - se possibile - in un momento preciso del giorno, il più opportuno, nel timore che avvenga un suo esproprio. Mi ha colpito l'accenno alla misura piccola, segno di chi, pastore, conosce la vita del gregge, le ore delle donne e degli uomini di oggi, segno di chi sa di quanto rumore siano sotto assedio le nostre giornate, con rischio di esproprio da noi stessi, dalla bellezza, da una intimità. L'indugio nel deserto, un deserto che fiorisce, il deserto cui allude poeticamente il profeta Osea, parola di Dio per voce di profeta, parola dopo fughe e smarrimenti:

"Perciò, ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acor
in porta di speranza.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza".

Esercizi di un deserto in cui entrare non soli, ma sospinti dallo Spirito, che dà parole di luce e di liberazione. Soli, non saremmo al riparo talvolta da sentimenti di frustrazione, di fallimento, di depressione, che non vengono - non vengono mai - dallo Spirito. Ricordo come, anni e anni fa, in un duomo straripante di giovani, prato nella città, il cardinale Martini, commentando il salmo "miserere" insegnasse a indugiare in se stessi, nell'eremo interiore, ma nella luce e nella misericordia di Dio. Diceva loro: "Ecco la chiave della prima parte del Salmo: Dio, nella sua iniziativa di amore e di misericordia, proietta nell'oscurità della mia psiche, nel profondo della coscienza, la luce del suo progetto. Così facendo mi porta a scoprire la verità di me stesso, mi dà respiro, mi aiuta a cogliermi rispetto a ciò che sono chiamato ad essere, a ciò che avrei dovuto essere, a ciò che posso essere con la sua grazia. La verità e la sapienza di Dio sono luce autentica, benefica, amichevole che, entrando nelle pieghe dell'anima dove neppure io stesso mi rendo conto di ciò che succede, mi istruisce e mi sospinge alla sincerità e all'autenticità di quello che io veramente sono".

Ebbene le parole 'sincerità' e 'autenticità' - parole a noi care - mi riconducono al racconto di Matteo, in cui non entro per un commento puntuale, bensì per condividere da vicino una sensazione - è mia, ma forse anche vostra - : quasi assistessimo a un confronto a tutto campo tra sincerità e menzogna, tra autenticità e contraffazione, tra vento e immobilismo. Sembrerebbe all'apparenza il contrario: un gran muoversi e muovere del demonio: trasporta da un luogo a un altro, in una irrefrenabile successione di scatti che quasi ti toglie il fiato, quasi non ti volesse lasciar tempo di pensare - ed è qui il punto - con il raggiro di un pane non sudato, con il delirio di un 'io' sbandierato, con la strategia di un occulto asservimento. Ti ritrovi immobile, genuflesso, espropriato: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". L'esito: stare ai piedi. La menzogna dell'onnipotenza.

Di menzogna dell'onnipotenza parlò alcuni giorni fa ad Assisi, in un commento appassionante al Cantico delle creature di San Francesco, Don Mimmo Battaglia Arcivescovo di Napoli, mio amico. Vi lascio con le sue parole: "Eppure resta una tentazione: sostituirsi a Dio. Lo Spirito passa e ti dice: "Non sei tu." E se lo ascolti, respiri. Se non lo ascolti, ti consumi. Qui c'è una parola che vale per le famiglie, per le comunità, per chi lavora, per chi governa, per chi educa: l'onnipotenza è una menzogna. E la menzogna dell'onnipotenza genera ansia, durezza, solitudine. La verità della creatura, invece, genera fiducia, mitezza, fraternità. Per questo Francesco canta il vento: perché il vento ti restituisce alla verità della creatura.

E nel Cantico, Francesco aggiunge: "per lo quale a le Tue creature dai sostentamento".

 

Lettura del profeta Isaia - Is 58, 4b-12b

Così dice il Signore: "Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni".

Sal 102 (103)

Misericordioso e pietoso è il Signore. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R Quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l'oriente dall'occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R Egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Ma l'amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli. R

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 2Cor 5, 18 - 6, 2

Fratelli, tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: "Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso". Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"". Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"". Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo. Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"". Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

 


 
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