la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella prima Domenica dopo il martirio di Giovanni
secondo il rito ambrosiano


1° settembre 2019



 

 

Is 30, 8-15b
Sal 50
Rm 5, 1-11
Mt 4, 12-17

Ci sono situazioni, ore della vita, che chiedono di muoversi, chiedono un cambiamento. Mi è sembrato di leggere questa urgenza nel brano di Matteo che ora abbiamo ascoltato, mi è sembrata di leggerla nell'animo di Gesù. Un movimento esteriore: "Si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare". Ma mi sembra di capire che l'urgenza gli nasceva di dentro, da un movimento del cuore. Infatti il testo dice: "Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato…". A chi minimamente conosce l'animo di Gesù - la sua sensibilità, la sua attenzione a ciò che sta accadendo - è facile immaginare il sottosopra nel suo cuore, il subbuglio a quella notizia: alla notizia dell'arresto di Giovanni. Lui che era stato discepolo del Battista! Era come la spinta a muoversi.

Lasciatemi dire, come se ora toccasse a lui. E in un certo senso notiamo una continuità con il maestro: infatti le prime parole di Gesù sembrano ripetere alla lettera quelle con cui aveva iniziato la sua missione Giovanni, il Battista: "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". Ma l'annuncio che il regno dei cieli è vicino lo si può declinare in modi diversi, con orizzonti diversi. C'è dunque un movimento di visione in Gesù circa "il regno di Dio che è vicino", un cambiamento, una discontinuità.

Vorrei dirvelo con le parole molto incisive di un noto biblista milanese, che è anche Arciprete del nostro Duomo, Monsignor Gianantonio Borgonovo. Che, parlando della relazione stretta tra Gesù e Giovanni, il maestro del deserto, annota: "Certo, questa relazione rende ancora più sorprendente la scelta e lo stile dell'annuncio di Gesù, diametralmente opposti a quelli del suo maestro: Giovanni predicava nel deserto, mentre Gesù sceglie la città come "aula" di predicazione; Giovanni invita Israele a uscire dalle città e a immergersi nel Giordano per confessare le proprie colpe, mentre Gesù passa nelle piazze e nelle case per dire a Israele che Dio ha offerto una chance di perdono gratuitamente, a tutti; Giovanni ha una parola dura di giudizio senza appello, mentre Gesù proclama un lieto annunzio di perdono, prima del giudizio finale; Giovanni vive da anacoreta nel deserto, mentre Gesù banchetta con i pubblicani e i peccatori senza timore di tradire la propria confessione di fede…".

So di ridurre l'orizzonte, ma vorrei dirvi che l'affermazione "il regno di Dio è vicino" potrebbe risuonare come una minaccia incombente, oppure così: "il giorno dell'amore di Dio è vicino, vi sta accadendo, vi sta accadendo con la venuta del suo Figlio. Ed questo che vi porta a conversione, a un cambio di mentalità, a un cambio del cuore. Perché Dio vuole il vostro bene e se costruite il muro della vostra vita e della società - sono parole oggi del profeta - sulla vessazione di deboli e sulla perfidia è come se apriste una breccia nel muro: crollerà. E Dio invece vuole che ciò, che a fatica costruite, resista".

Il regno dell'amore di Dio è vicino: credetegli e costruite giorni sereni, positivi per tutti. Vedete come cambia la visione. Pensate a come può cambiare per esempio la visione con l'affermazione "Dio ti vede", usata per tanto tempo come presenza di uno sguardo inquisitore di Dio. E come invece avvenga un decisivo cambiamento se tu traduci così: "Sappi che Dio non ti dimentica, ha un pensiero per te, uno sguardo su di te. Dio ti vede... Qualunque cosa accada i suoi occhi di tenerezza sono su di te". Gesù apre a questa buona notizia dicendo: "Il regno di Dio è vicino". Questo annuncia Gesù.

Ha liberato il volto di Dio, imprigionato sotto false immagini. Infatti un Dio che non dà speranze, un Dio che dice: "Tu non cambi, la situazione non cambia" che buona notizia sarebbe? E così Gesù scrostava l'affresco da sovrastrutture, da appesantimenti che finivano per ingombrare i cieli. Proprio in questi giorni un'amica mi ricordava alcuni versi di un poeta tedesco, Joseph von Eichendorff. Ve li leggo:

Tu sei colui che distrugge
con mite mano
ciò che noi costruiamo sul nostro capo;
e lo fai dolcemente,
per farci rivedere il cielo.

Ecco perché non me ne lamento. Cambiare "per rivedere il cielo". "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". Dunque la conversione viene dopo, prima sta l'annuncio della vicinanza: io cambio perché sono stupito per questa vicinanza. Zaccheo cambia perché l'ha scoperta: "Scendi dall'albero, Zaccheo, vengo a casa tua": Zaccheo cambiò, avvenne la conversione. E la conversione - lasciatemi dire - non è un atto di un momento, dura un vita. Conversione significa cambiamento del modo di pensare, cambiamento della mentalità e del cuore.

Ed io ho bisogno per tutta la vita di cambiare il mio modo di vedere per assumere il modo di vedere di Gesù, per fare mio lo sguardo di Gesù. Per tutta la vita a chiedermi con quali occhi Gesù guarderebbe questa strada questo cielo, questa città, questo paese, questo mare, questa donna, questo uomo, questi vecchi e questi bambini. E tentare, piccolo come sono, di cambiare il mio sguardo perché sia secondo lo sguardo di Gesù.

Una cosa però so che, se guardo come guardava Gesù - il Gesù dei vangeli, il Gesù che si conosce leggendo i vangeli - io costruisco, nell'attesa del suo ritorno e nell'attesa dei cieli nuovi e della terra nuova, una luminosità del mio cuore e una luminosità di questa terra che amo. Negandomi a questo cambiamento io apro brecce nel muro, che prima o poi rovinerà. Sarebbe la rovina non solo mia, ma di tanti. Una urgenza per tutti noi che aneliamo non a castelli di carta, ma a case che resistano a venti e tempeste, a terremoti e diluvi. Ecco la via: è lo sguardo di Gesù. Con che occhi tu guardi? Con gli occhi di Gesù?

 

Lettura del profeta Isaia - Is 30, 8-15b

Così dice il Signore Dio: "Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne. Poiché questo è un popolo ribelle. Sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. Essi dicono ai veggenti: "Non abbiate visioni" e ai profeti: "Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo d'Israele"". Pertanto dice il Santo d'Israele: "Poiché voi rigettate questa parola e confidate nella vessazione dei deboli e nella perfidia, ponendole a vostro sostegno, ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente, e s'infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio con cui si possa prendere fuoco dal braciere o attingere acqua dalla cisterna". Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d'Israele: "Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza".

Sal 50 (51)

Convertici a te, Dio nostra salvezza. Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. R Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. R Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Insegnerò ai ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 5, 1-11 Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 4, 12-17

In quel tempo. Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: "Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta". Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino".

 

 

 


 
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