la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella prima Domenica dopo il Martirio
secondo il rito ambrosiano


30 agosto 2020



 

 

Is 65,13-19
Sal 32
Ef 5,6-14
Lc 9,7-11

Penso allo sconcerto, Al mio, e al vostro, nell'ascoltare questa mattina le parole del lontano discepolo di Isaia. Possiamo mettere in bocca a Dio parole come queste: "Ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per lo spirito affranto. Lascerete il vostro nome come imprecazione fra i miei eletti: "Così ti faccia morire il Signore Dio". Possiamo certo esprimere indignazione - sacrosanta! - ma dire: "Ti faccia morire il Signore Dio!".

Per un attimo mi si sono accese nel cuore le a parole di Gesù che raccontava di un Dio che fa sorgere il suo sole sugli ingiusti e sui giusti e dà la sua pioggia al campo degli uni e degli altri. Devo, per onestà mentale, confessare che, pur vecchio, non conosco Dio, se non - come dice Paolo - in modo confuso, come in uno specchio, ma - sarò ribelle - io non penso che Dio mi faccia stramaledire qualcuno, anche se, durante la Seconda guerra mondiale, quando ero un bambino, ci fu chi ci invitò a stramaledire i cosiddetti nostri nemici. Quasi ogni giorno sono a pregare con il salmo: "Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto!". E a sentirmi nella compagnia di coloro che cercano. Qualcuno potrebbe forse dirmi che anche Erode "cercava".

Sentendo raccontare tante cose di Gesù, rimaneva perplesso. E' scritto: "cercava di vederlo". Potrei però dire che c'è modo e modo di "cercare di vedere" qualcuno. E il pensiero mi corre a un altro personaggio del vangelo di cui si dice che "cercava di vedere Gesù". Voi lo ricordate: uno che riscuoteva le tasse, Zaccheo, piccolo di statura che per vederlo finì su un albero di sicomoro. Ma il testo mette una differenza e annota: "Cercava di vedere chi fosse Gesù". Uno lo puoi cercare perché ti dicono che è un mito, uno che suscita scalpore oppure uno lo puoi cercare per capire che cosa gli si muova nel cuore... Forse ricordate l'innamorata del Cantico con la sua invocazione struggente: "Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce".

E certo voi pensate - e fate bene - che il vangelo risponda a questo desiderio più profondo e direi, emozionante, di cercare Gesù, di cercare di vedere chi veramente sia Gesù. Di lui alcuni dicevano che fosse Giovanni, risorto dai morti, altri che fosse Elia riapparso, e altri ancora uno degli antichi profeti. Ma lui chi era? Vedete Luca chiude l'inciso su Erode e parla di un ritorno degli apostoli. Prima dell'inciso aveva parlato di Gesù che li manda in missione. Ritornano, hanno una gran voglia di raccontare. Gesù immagina, per il raccontarsi, un luogo più in disparte, Betsaida. E sbaglia i calcoli: trovano folle. E allora - notate -: "Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure".

Forse non c'è una definizione, che dica tutto di Gesù, se non in termini astratti. O, forse, meglio, non ci basterebbe una definizione. Ci sono tre verbi oggi nel vangelo, a dire chi è Gesù e che cosa gli si muova dentro. Luca parla delle folle e scrive: "Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure". Accogliere, parlare del regno, guarire. Dopo anni leggo i verbi, e c'è qualcosa che mi fa stupore. Il primo motivo di stupore sta nella precedenza. Le folle lui le accolse. C'erano motivi per dirsi contrariato, i programmi erano diversi, ed era più che legittimo per lui e per gli apostoli concedersi qualche ora di riposo, una tregua.

Ebbene, le folle non videro segni di contrarietà sul suo viso, videro lo splendore dell'accoglienza. Conoscere chi è Gesù: Gesù è questo, prima di tutto: l'accoglienza. Il secondo motivo di stupore sta nel congiungimento, come se i verbi corressero in coppia: "Prese a parlare del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cura". Mi chiedo se per caso non abbiamo dissociato questi due verbi che ci fanno conoscere Gesù. Certo, uno che parlava del regno di Dio, un profeta, così dicevano di lui. Nessuno si sarebbe mai sognato di metterlo nel novero dei sacerdoti. Uno che annunciava il regno, ma legava stretto "il regno di Dio" al "guarire", al "prendersi cura".

Vedete, il nostro brano ha raccontato il ritorno degli apostoli, ma non ha raccontato l'invio. Ebbene il racconto dell'invio, a mio avviso, è molto significativo. Viene detto per che cosa li inviò. Sentite: "E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi" (Lc 9,2). Voi mi capite, anche per i discepoli, come per Gesù, una cosa e l'atra insieme: annunciare il regno e guarire. Mai una cosa senza l'altra. Mi ha molto colpito il fatto che, dal 5 agosto, papa Francesco abbia ripreso la sua catechesi, alle udienze generali del mercoledì, dandole un nome: "Guarire il mondo". L'invito ad annunciare è stato, ed è, ricorrente.

Non cosi, se non erro, l'invito a "guarire quanti hanno bisogno di cura". Guarire il mondo. Di Gesù il papa dice: "Stava in mezzo ai malati, ai poveri, agli esclusi, mostrando loro l'amore misericordioso di Dio. E tante volte è stato giudicato come un uomo impuro perché andava dai malati, dai lebbrosi, che secondo la legge dell'epoca erano impuri. E Lui ha rischiato per essere vicino ai poveri". E aggiunge: "E allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi? Come discepoli del Signore Gesù, che è medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati a continuare la sua opera di guarigione e di salvezza in senso fisico, sociale e spirituale".

Voi mi capite, il verbo guarire ha mille sfaccettature. Proprio per questo è luminoso. E la domanda che subito mi batte nel cuore è questa. "Ma io, nella mia vita, ho mai guarito qualcuno?" O, forse meglio: "Ho cercato di guarire qualcuno? Mi sono preso cura di persone, di situazioni? Per sollevare da depressioni e degrado? A livello personale, ma anche a livello ecclesiale, a livello sociale? Contro la cultura dello scarto? Ho asciugato qualche lacrima negli occhi di qualcuno? Lascio a voi declinare il verbo "guarire".

In questi giorni un'amica, a me molto cara, in un suo messaggio ha usato una immagine per me bellissima: "scollinare" scriveva "dai pensieri tristi". Ho aiutato qualcuno a scollinare dai pensieri tristi? E voi sapete che non bastano gli annunci, occorre toccare, abbracciare, accarezzare, prendersi cura.

Aiutare a "scollinare dai pensieri tristi".

 

Lettura del profeta Isaia - Is 65,13-19

Così dice il Signore Dio: "Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame; ecco, i miei servi berranno e voi avrete sete; ecco, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi; ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per lo spirito affranto. Lascerete il vostro nome come imprecazione fra i miei eletti: "Così ti faccia morire il Signore Dio". Ma i miei servi saranno chiamati con un altro nome. Chi vorrà essere benedetto nella terra, vorrà esserlo per il Dio fedele; chi vorrà giurare nella terra, giurerà per il Dio fedele, perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, saranno occultate ai miei occhi. Ecco, infatti, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, poiché creo Gerusalemme per la gioia, e il suo popolo per il gaudio. Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia".

Sal 32 (33)

Nel Signore gioisce il nostro cuore. Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode. Lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. R Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini. R Dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. R L'anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. È in lui che gioisce il nostro cuore, nel suo santo nome noi confidiamo. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 5,6-14

Fratelli, nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l'ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: "Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà".

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 9,7-11

In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: "Giovanni è risorto dai morti", altri: "È apparso Elia", e altri ancora: "È risorto uno degli antichi profeti". Ma Erode diceva: "Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?". E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

 

 


 
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