la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella prima Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


1° marzo 2020



 

 

Is 58,4b-12b
Sal 102
2Cor 5,18 - 6,2
Mt 4,1-11

E' inizio della quaresima. E forse alla quaresima può capitare quello che sta succedendo in questi giorni al nostro paese, e al paese più vasto che è il mondo: subire contagio. E noi quindi chiamati a difendere dal contagio. Vi dirò che io vorrei difendere la quaresima. Difenderla da contagio, contagio mortifero che potrebbe aggredirla, avvilirla, snaturarla.

Paradossalmente contagiata da parole religiose. Penso che tutti abbiate notato di quante parole religiose si riempia la bocca il demonio tentatore nel brano di Matteo. E come Dio, nel rotolo di Isaia, smascheri, senza "se" e senza "ma", la parola sacra "digiuno": "È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?". Difendere da contagio la venuta della quaresima.

E parto dal numero "quaranta", che trova assonanze in una parola riapparsa in questi giorni "quarantena". La parola quaranta nella Bibbia allude a tutta la vita. Vedete, nel nostro brano Matteo raduna, in un unico racconto, le tentazioni di una vita, di Gesù. Sino all'ultima che voi conoscete, quella che lo invita a scendere, a scendere dalla croce, molto simile a quella del nostro racconto, quando sul punto più alto del tempio il tentatore dice: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù". Là sulla croce: "Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!... Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!" (27, 40.43). Non scese.

Voi mi capite, Gesù contesta questo confondere la fiducia in Dio con l'aspettarsi da lui soluzioni magiche che ci mettano al riparo dalla fatica del pensare e dalla problematicità del vivere. Nemmeno in questi giorni ci è consentito affidarci a miracoli dall'alto: "Ci pensi Dio!". E sarebbe d'altronde aberrante pensare che Dio ci stia punendo con il contagio di un virus. Ha sentito il bisogno di metterci in guardia da questo perverso fraintendimento il nostro Arcivescovo in un passaggio di una sua suggestiva preghiera in cui con molta chiarezza dice: "La benedizione di Dio non è una assicurazione sulla vita, non è una parola magica che mette al riparo dai problemi e dai pericoli.

La benedizione di Dio è una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene. Invoco la benedizione di Dio sugli uomini di scienza e sui ricercatori. La gente comune non sa molto di quello che succede, dei pericoli e dei rimedi di fronte al contagio. Il Signore è alleato degli uomini di scienza che cercano il rimedio per sconfiggere il virus e il contagio… Si può essere indotti a decretare il fallimento della scienza e a suggerire il ricorso ad arti magiche e a fantasiosi talismani. La scienza non ha fallito: è limitata". Bellissimo, siamo limitati, constatiamo la nostra fragilità, ma Dio non la disprezza, ci chiede di dare i nostri cinque pani e due pesci. Lo fece Gesù un giorno sui prati di un monte per sfamare le folle.

Perdonate, oggi leggo i brani mentre la mente va ai giorni inquieti che stiamo vivendo. Parole richiamano parole. Nel vangelo è scritto che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto. Oggi la parola "deserto" la evochiamo per raccontare le strade della nostra città: "E' un deserto, le strade deserte, un silenzio quasi irreale". Che, badate bene, non ce lo auguriamo, perché la città deve celebrare la vita, il fermento, l'aggregazione. Ma se una congiuntura negativa ci porta il deserto, forse potrebbe aiutarci a pensare che uno spazio, magari anche minimo, un ritaglio di deserto, di silenzio, un ritaglio, se di più non ci è consentito, dovrebbe essere assicurato allo scorrere normale della vita. Date spazio all'ascolto, alle parole alte, ai pensieri che nutrono la vita.

C'è un correre frenetico e un parlare vuoto e a vuoto, che è vero contagio. Anche in questi giorni abbiamo vissuto il contrasto tra il silenzio delle strade e un diluvio sconcertante di parole. Al tentatore Gesù disse: "Non di solo pane vivrà l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Qualcuno ha detto: "Se siete in casa ascoltate. Leggete un libro, ascoltatevi a vicenda, spesso non avete tempo per ascoltarvi". E la chiesa aggiunge: "Ascoltate la parola che esce dalla bocca di Dio". Perdonate - forse non ho notato abbastanza - ma mi sarei aspettato che noi pastori in questa circostanza dicessimo con più insistenza: "Non potete mangiare il pane dell'eucaristia, mangiate il pane della parola di Dio. Se avete in casa un vangelo, apritelo, nutritevi".

Ecco la quaresima ci lascia questo appello. Da questi giorni difficili potrebbe venirci un invito: "Create nella vostra vita, nei vostri giorni normali, spazi anche piccoli, in cui aprire il libro, quello delle Scritture sacre, o quello dei sapienti della terra o il libro che è ogni donna e ogni uomo che vive con te o ti passa a fianco e chiede di essere letto". E vengo alla tentazione del monte. Sulla cima del monte. Stare in alto per che cosa? Il tentatore suggerisce: per dominare. Per dominare costruisci la torre di Babele. Ma poi la terra diventa una babele. Al contrario puoi stare sulla cima del monte per spaziare al di là dei confini del tuo piccolo orto e prenderti passione per tutto. Allarga lo spazio.

Questi giorni ci stanno insegnando anche questo: che non ci sono confini che tengono. Né tra città e città, né tra regione e regione, né tra nazione e nazione, né tra continente e continente. E che ci dobbiamo salvare insieme. Queste giornate ci ricordano un messaggio prezioso del vangelo, prezioso per la nostra società. Prenditi a cuore e prenditi cura della terra, senza accorciare. Combatti la restrizione.

Ho trovato questo messaggio, profondamente evangelico, ieri l'atro su un quotidiano laico L'articolo concludeva così: "Nessun uomo è un'isola. Almeno a questo serve il contagio. Farci sentire, nel vivo della nostra carne, e della nostra paura, e del nostro sacrosanto rifiuto della paura, che di qui al Po, e alla Cina, e all'Iran, i passi sono pochi" (Michele Serra, Quanto è piccolo il mondo del virus, Repubblica 28 febbraio 2020). Allargando lo sguardo dal monte, vorrei pregare con le parole del nostro Vescovo:

"Benedici, Signore, la nostra terra, le nostre famiglie, le nostre attività. Infondi nei nostri animi e nei nostri ambienti la fiducia e l'impegno per il bene di tutti, l'attenzione a chi è solo, povero, malato. Benedici, Signore, e infondi fortezza e saggezza in tutti coloro che si dedicano al servizio del bene comune e a tutti noi: le sconfitte non siamo motivo di umiliazione o di rassegnazione, le emozioni e le paure non siano motivo di confusione, per reazioni istintive e spaventate. La vocazione alla santità ci aiuti anche in questo momento a vincere la mediocrità, a reagire alla banalità, a vivere la carità a dimorare nella pace. Amen".

 

Lettura del profeta Isaia - Is 58,4b-12b

Così dice il Signore: "Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni".

Sal 102 (103)

Misericordioso e pietoso è il Signore. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R Quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l'oriente dall'occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R Egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Ma l'amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli. R

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 2Cor 5,18 - 6, 2

Fratelli, tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: "Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso". Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Lettura del vangelo secondo Matteo - Mt 4,1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"". Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"". Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"". Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"". Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

 


 
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