la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella prima Domenica dopo il martirio di G.B.
secondo il rito ambrosiano


3 settembre 2017



 

 

Is 65,13-19
Sal 32
Ef 5,6-14
Lc 9,7-11

A noi sembra un po' strano, oserei dire incongruo, questo inserimento, nel nostro brano, dell'episodio che riguarda il re Erode: sembra creare una cesura nel racconto della missione dei discepoli, quasi una forzatura tra l'invio degli apostoli e il loro ritorno dalla missione. "Che senso ha?" mi sono chiesto. Mi sono lasciato prendere da una suggestione, che, penso, farebbe storcere il naso a più di un esegeta. Voi me la perdonerete.

Vorrei leggere tutto il brano come fosse dentro un orizzonte, quello della trasmissione, della consegna, della tradizione: trasmettere ad altri, consegnare loro ciò che ha valore, ciò cui diamo nome di cose buone, ciò che onora la dignità degli umani, ciò che nel vangelo è chiamato "regno di Dio".

Dentro questo orizzonte mi sorprendo a pensare ad Erode che, incuriosito dal personaggio "Gesù", si chiede chi sia. E pone la domanda ad altri. Ebbene le risposte sembrano andare in una direzione precisa: "E' il Battista risorto.. è riapparso Elia.. è risorto uno degli antichi profeti". Ebbene queste risposte, noi saremmo tentati di censurarle - senza "se" e senza "ma" - come errate. Io mi chiedo invece se non si nasconda in esse un sussulto, anche minimo, di verità.

Ed eccomi a chiedermi se non era poi vero che in Gesù si nascondesse qualcosa di Giovanni il Battista? Non era stato con lui nel deserto? E qualcosa di Elia e dei profeti? Le sue parole non avevano forse il fremito delle parole degli antichi i profeti? Lui non ne era stato in qualche modo plasmato? Ecco la suggestione: non è forse vero che i morti in qualche modo risorgono, rivivono in noi? Le loro parole, e, ancor più, i loro gesti, non sono forse diventati carne della nostra carne? Non c'è forse qualcosa di loro in noi? Come c'era qualcosa del Battista, di Elia e dei profeti nel Rabbi di Nazaret?

Noi raramente indugiamo a pensarlo, ma è una realtà: noi siamo anche quelli che abbiamo incontrato. Incontrato su una strada, o in una casa, o nelle pagine di un libro. E tu non sei più uguale a prima, qualcosa è passato in te - forse nemmeno te ne accorgi -. Qualcosa che a sua volta da te passerà in altri. La cosa riguarda i singoli: sì, siamo mosaico, ma frammenti, tessere del nostro mosaico, vengono da altri. La cosa - ma voi mi capite - riguarda anche i popoli. Ci fa sorridere l'ingenuità di coloro che parlano di una razza, la nostra, quasi fosse razza pura, incontaminata. Sono fuori dalla storia.

Noi nel nostro sangue ci portiamo sangue e culture di popoli interi che hanno attraversato e abitato la nostra terra! Gesù - dicevamo - aveva ricevuto. E a sua volta ha dato. Dato, notte e giorno, annunciando che il regno di Dio si era fatto vicino. Ancora stava dando - Giorno e notte. E sentiva il bisogno di altri che trasmettessero la buona notizia. Li aveva tenuti con sé dall'inizio. Avevano ricevuto, ora potevano dare. Li mandava a dare. Dava loro il compito di dilatare quello che avevano visto: lui accoglieva, parlava del regno di Dio e guariva.

Loro avrebbero trasmesso quello che avevano visto: dunque chiamati ad "accogliere", a "parlare del regno di Dio", a "guarire". Tornano stanchi, e lui li guarda, con tenerezza. Lui non è di quelli che danno compiti senza accorgersi della stanchezza. Vuole che riposino in disparte. Ma il tempo del riposo si fa subito stretto: le folle li hanno di nuovo raggiunti. E lui? E' scritto: "Egli li accolse e prese a parlare del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure".

Lui questo aveva fatto, questo era rimasto negli occhi dei discepoli, questo a loro volta avrebbero dovuto fare, questo sarebbe dovuto continuare. Di generazione in generazione. Questo siamo chiamati a fare, e a trasmettere a nostra volta, come credenti, come chiesa. La gente vedeva i discepoli e sembrava loro in qualche modo di rivedere Gesù: facevano quello che aveva fatto Gesù.

E la meraviglia, la meraviglia mista a un senso di delusione, quando avviene? Continuiamo nella lettura del capitolo: avviene quando, in assenza di Gesù che è sul monte, i discepoli si trovano costretti a confessare la loro incapacità a guarire un ragazzo indemoniato e il racconto non esita a ricordare lo sdegno di Gesù: "O generazione incredula e perversa fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?".

Era come se fosse venuto a mancare uno dei segni del Regno di Dio, per cui erano mandati: "guarire". Vorrei insistere nel dirvi che in questi tre verbi sta il vangelo: "Li accolse e prese a parlare del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di aiuto". Tre verbi. Che fanno la fedeltà di una chiesa, fedele o no, nella trasmissione, nella tradizione.

E che cosa andate allora a controllare in una parrocchia qualsiasi? Se siete cristiani, se siete cattolici, se proprio vi sta a cuore l'ortodossia, andate a controllare i tre verbi. "Accolse le folle", senza discriminazione. Dunque siamo fuori dal'ortodossia se non siamo accoglienti, se discriminiamo, se neghiamo dignità a qualcuno. "Parlava loro del regno di Dio". Voi mi capite, del regno di Dio non puoi parlare con gli occhi asciutti, non puoi parlare senza accendere sogni e cammini, perché l'annuncio è di una buona notizia. Non puoi parlare sottomettendo, ma liberando.

Il messaggio di Gesù è un messaggio liberante. "Nessuno vi inganni con parole vuote": scrive Paolo nella lettera. Quante parole vuote! Che non accendono nessuno. Anzi deprimono. E poi dite che è ortodossia? "Prese a guarire quanti avevano bisogno di cura". C'è anche questo verbo da tramandare: "guarire". O forse, più vlcino a noi, "prendersi cura".

Allora se vuoi proprio controllare che la tradizione sia salva, se vuoi controllare l'ortodossia, cioè che sia salvo ciò che faceva Gesù, controlla se nella comunità ci si prende cura, se qualcuno ti puoi dire. "Con te mi sono sentito come guarito, guarito dal male di vivere. Mi hai guarito. Tu ti sei preso cura". Mi è passata nella mente una suggestione, è come un sogno, io ne sono lontano anni luce.

E' questo. Come ai tempi di Gesù, vedendolo passare, qualcuno diceva: 'E' passato il Battista, è passato Elia, è passato un profeta", che bello sarebbe se, vedendoci passare. qualcuno potesse, almeno qualche volta, dire: "Quasi mi è sembrato di rivedere Gesù".

 

 

Lettura del profeta Isaia 65,13-19

Così dice il Signore Dio: / "Ecco, i miei servi mangeranno / e voi avrete fame; / ecco, i miei servi berranno / e voi avrete sete; / ecco, i miei servi gioiranno / e voi resterete delusi; / ecco, i miei servi giubileranno / per la gioia del cuore, / voi griderete per il dolore del cuore, / urlerete per lo spirito affranto. / Lascerete il vostro nome / come imprecazione fra i miei eletti: / "Così ti faccia morire il Signore Dio". / Ma i miei servi saranno chiamati con un altro nome. / Chi vorrà essere benedetto nella terra, / vorrà esserlo per il Dio fedele; / chi vorrà giurare nella terra, / giurerà per il Dio fedele, / perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, / saranno occultate ai miei occhi. / Ecco, infatti, io creo nuovi cieli e nuova terra; / non si ricorderà più il passato, / non verrà più in mente, / poiché si godrà e si gioirà sempre / di quello che sto per creare, / poiché creo Gerusalemme per la gioia, / e il suo popolo per il gaudio. / Io esulterò di Gerusalemme, / godrò del mio popolo. / Non si udranno più in essa / voci di pianto, grida di angoscia".

Sal 32 (33)

® Nel Signore gioisce il nostro cuore. Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode. Lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. ® Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini. ® Dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. ® L'anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. È in lui che gioisce il nostro cuore, nel suo santo nome noi confidiamo.

® Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 5, 6-14

Fratelli, nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l'ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: / "Svégliati, tu che dormi, / risorgi dai morti / e Cristo ti illuminerà". Lettura del Vangelo secondo Luca 9, 7-11 In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: "Giovanni è risorto dai morti", altri: "È apparso Elia", e altri ancora: "È risorto uno degli antichi profeti". Ma Erode diceva: "Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?". E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Lettura del Vangelo secondo Luca 9, 7-11

In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: "Giovanni è risorto dai morti", altri: "È apparso Elia", e altri ancora: "È risorto uno degli antichi profeti". Ma Erode diceva: "Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?". E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

 

 


 
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