la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella dodicesima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


12 agosto 2018



 

 

Ger 25,1-13
Sal 136
Rm 11,25-32
Mt 10,5b-15

 

Abbiamo letto il brano di Geremia. C'erano, nel testo, parole ripetute, martellanti. Come un ritornello struggente sulle labbra del profeta. Immagino che abbiano colpito anche voi. Eccole: "Ma voi non avete ascoltato… voi non avete ascoltato… voi non avete prestato orecchio per ascoltare…". Ascoltare! Un giornalista, giorni fa, raccontava di un monastero a me caro, sorge alla periferia di Milano, l'abbazia di Viboldone. Sorge là dove un giono erano campi e ora c'è il rombo degli atterraggi degli aerei su Linate e fiumi di macchine sulla vicina autostrada del Sole e la malavita che si sveglia di notte.

"Pare" scrive Paolo Rumiz " che tutta la modernità si coalizzi contro questa isola di pace, per estirpare il silenzio". Estirpare il silenzio. Era come se mi descrivesse un attentato. Pensate quante ingegnose e sofisticate strategie abbiamo inventato contro gli attentati dell'estremismo. E poi succede che, meno vistoso, sia in atto, un altro attentato, silenzioso, ma non meno devastante, l'attentato al silenzio. Fondamentale per l'ascolto.

Siamo ancora capaci di ascolto? Ma senza silenzio, se tutto ti romba attorno, come puoi ascoltare voci? Ed ecco la badessa del monastero, Maria Ignazia Angelini ricordare al giornalista, stupito per il suo sguardo materno e per il femminile nella chiesa, che il primo comandamento di Benedetto si chiama "Ascolto". Ascolto dell'Altro. Dell'essere umano e della sua voce. Era anche il primo comandamento del Sinai, che precedeva i dieci comandamenti più noti: "Ascolta!". "Ascolta Israele". Nel brano di Geremia non finisce mai di colpirmi la descrizione dell'esito del non ascolto di Dio. Degli altri. Della terra.

Ecco il passo: "Farò cessare in mezzo a loro i canti di gioia e di allegria, il canto dello sposo e della sposa, il rumore della mola e il lume della lampada". E' come il venir meno di una umanità, di un vivere umano semplice, ma bello: pensate qualcuno che canti per la strada, la tenerezza che fa canto nelle case, e il rumore della mola, quasi simbolo di un lavoro dignitoso e non schiavitù disumana di braccianti. E poi il lume della lampada, non la luce sfacciata che appiattisce tutto, la lampada che dà chiarore e insieme mistero ai volti.

Direte che sto sognando, ma sento bisogno di umanità e ora so che la disumanità nasce dal non ascolto. Nasce da questo continuo ossessionante blaterare. E chi ascolta? Vengo al vangelo dove oggi ci era raccontata la missione dei dodici, che non è solo dei dodici, si allarga a tutti, si allarga alla chiesa, quindi a tutti noi. Dove sei, dove vai, sei testimone di Gesù e del suo vangelo, non per professione, ma per il tuo modo d'essere. Vorrei solo sfiorare dei tratti che mi colpivano nelle indicazioni di Gesù per la missione di tutti noi.

Tutti ci siamo accorti che Gesù trasferisce ai discepoli i suoi tratti. Li impegna e li manda, diremmo, per le cose che faceva lui: lui andava per strade annunciando che il Regno era vicino, il regno era lì. E lo rendeva visibile guarendo gli infermi, risuscitando i morti, purificando i lebbrosi, scacciando i demoni. Questo è Gesù. Pensate, quando Pietro nella casa del centurione pagano vorrà dire qualcosa di Gesù, di lui dirà -- ed era quasi una sintesi -- :"Passò beneficando e guarendo.." (At 10,38). E così vuole che passino i suoi discepoli. Beneficando e guarendo, facendo del bene.

Domanda: "E io lo faccio?". Troppo semplice? Era quello che faceva Gesù. Tropo semplice? Lo facessi! E infatti una delle cose che ci colpiscono nelle parole di Gesù è questa stretta connessione, quasi una legatura, tra annuncio - poche parole, una parola: "il regno di Dio è vicino" - e le opere, un fare, un beneficare, fare del bene, quello che il card. Martini chiamava "il fare del cuore". E aggiungeva: "La missione è un servizio concreto che cambia la situazione, cambia la gente, che incide nella vita dell'uomo; una predicazione puramente verbale non è nelle intenzioni di Gesù" .

Fare del bene dunque gratuitamente, senza attenderne nulla, per la bellezza del fare. Un'ultima cosa vorrei aggiungere, impressionante nel brano: Gesù che spende poche parole, quasi una sola, sul messaggio da portare - e io penso alla lungaggine delle mie omelie! - di parole ne spende moltissime sullo stile di chi vorrebbe essere nel mondo testimone del suo vangelo. Già accennavamo allo stile della gratuità, dobbiamo aggiungere, uno stile di povertà o, se volete, di sobrietà: "né oro, né argento, né due tuniche". Perché questa insistenza di Gesù sullo stile? Perché questo stile è già un racconto di Dio. E raccontare di Dio senza questo stile, è vanificare il messaggio.

Ce lo richiamava nel suo commento il card. Martini, quando ci diceva: "Il vostro modo di agire gratuito, umile, disinteressato, pacifico, mite, è già missione". E aggiungeva una domanda: "Possiamo riconoscerci nelle norme di Gesù? La Chiesa, la sua missione, è riconoscibile da queste parole? Lasciamo che le domande arrivino al cuore e, magari, ci disturbino". Vorrei pregare con voi il Signore in questa eucarestia perché possiamo essere riconosciuti suoi discepoli dal nostro modo di agire gratuito, umile, disinteressato, pacifico, mite. E ciò diventi racconto di Dio. In mezzo alle donne e agli uomini del nostro tempo.

 

Lettura del profeta Geremia 25, 1-13

In quei giorni. Questa parola fu rivolta a Geremia per tutto il popolo di Giuda nel quarto anno del regno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè nel primo anno del regno di Nabucodònosor, re di Babilonia. Il profeta Geremia l'annunciò a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli abitanti di Gerusalemme dicendo: "Dall'anno tredicesimo del regno di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, fino ad oggi sono ventitré anni che mi è stata rivolta la parola del Signore e io ho parlato a voi con premura e insistenza, ma voi non avete ascoltato. Il Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i suoi servi, i profeti, ma voi non avete ascoltato e non avete prestato orecchio per ascoltare quando vi diceva: "Ognuno abbandoni la sua condotta perversa e le sue opere malvagie; allora potrete abitare nella terra che il Signore ha dato a voi e ai vostri padri dai tempi antichi e per sempre. Non seguite altri dèi per servirli e adorarli e non provocatemi con le opere delle vostre mani e io non vi farò del male. Ma voi non mi avete ascoltato - oracolo del Signore - e mi avete provocato con l'opera delle vostre mani per vostra disgrazia". Per questo dice il Signore degli eserciti: Poiché non avete ascoltato le mie parole, ecco, manderò a prendere tutte le tribù del settentrione - oracolo del Signore - e Nabucodònosor re di Babilonia, mio servo, e li farò venire contro questo paese, contro i suoi abitanti e contro tutte le nazioni confinanti, voterò costoro allo sterminio e li ridurrò a oggetto di orrore, a scherno e a obbrobrio perenne. Farò cessare in mezzo a loro i canti di gioia e di allegria, il canto dello sposo e della sposa, il rumore della mola e il lume della lampada. Tutta questa regione sarà distrutta e desolata e queste genti serviranno il re di Babilonia per settanta anni. Quando saranno compiuti i settanta anni, punirò per i loro delitti il re di Babilonia e quel popolo - oracolo del Signore -, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò a una desolazione perenne. Manderò dunque a effetto su questo paese tutte le parole che ho pronunciato a suo riguardo, tutto quanto è scritto in questo libro, ciò che Geremia aveva profetizzato contro tutte le nazioni".

Sal 136 (137)

® Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre. ® Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: "Cantateci canti di Sion!". ® Come cantare i canti del Signore in terra straniera? Se mi dimentico di te, Gerusalemme, si dimentichi di me la mia destra.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 25-32

Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l'ostinazione di una parte d'Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto: / "Da Sion uscirà il liberatore, / egli toglierà l'empietà da Giacobbe. / Sarà questa la mia alleanza con loro / quando distruggerò i loro peccati". Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10, 5b-15

In quel tempo. Il Signore Gesù inviò i Dodici, ordinando loro: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città".

 

 


 
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