la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nell'undicesima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


5 agosto 2018



 

 

1Re 18,16b-40a
Sal 15
Rm 11,1-15
Mt 21,33-46

Per un dovere di sincerità nei vostri confronti devo confessare che, anche questa domenica, mi sono trovato davanti a letture che mi creavano disagio. E non per la radicalità della Parola di Dio, che sento sempre come una benedizione - mi fa camminare - ma per la violenza che, a mio avviso, traspare qua e là dai testi. Credetemi, non ne sentivo il bisogno. Forse nemmeno voi. Respiriamo violenza e intolleranza tutti i giorni, vediamo occhi iniettati di disprezzo e di odio, sentiamo parole che vorrebbero incenerire l'altro.

Io posso ammirare - anzi sono pieno di ammirazione - per il profeta Elia, e per lo spirito che lungo la vita lo ha spinto e sorretto, posso anche sopportare la messinscena del giudizio attraverso il fuoco, ma non mi ritrovo - perdonate, è la mia misura - nelle parole con cui Elia sbeffeggia, schernisce, irride gli oppositori, i profeti del dio Baal: "…il vostro Dio è occupato in affari o è in viaggio, forse dorme…". Non sta qui la novità che noi andiamo cercando nella Parola di Dio. E non lo è nemmeno, a mio avviso, nelle ultime parole del nostro brano: "Afferrate i profeti di Baal, non ne scappi neppure uno". Chi ha scelto per la liturgia il nostro brano, per pudore, penso, si è fermato qui, tagliando il versetto seguente: "Li afferrarono, Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò". Quattrocentocinquanta erano i profeti di Baal, quattrocento quelli di Asera.

Già la scorsa domenica vi parlavo di un affresco da scrostare. E io - perdonate, è una mia opinione - penso sia urgente che ogni fede, ogni religione, prenda la distanza da testi che, in modo più o meno esplicito, fanno spazio a racconti o visioni di violenza, di intolleranza. Non ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di ben altro. E allora dove trovare luci buone e preziose nel nostro brano? Le trovo, per esempio, là dove ci viene detto che, a differenza degli idoli - che sono luccicanti, ma vuoti, sono solo apparenza, non rispondono alla vita, alle vere domande della vita, quella reale con la quale dobbiamo farei conti ogni giorno - a differenza degli idoli, Dio è un Dio che risponde. E risponde con il suo esserci, veglia.

Lui, il custode, non si addormenta. Vorrei ancora sottolineare, sempre nel nostro brano, un monito prezioso e quanto mai urgente, per tutti tempi, anche i nostri. Attuale: il popolo d'Israele - e non solo - è un popolo, che continuamente salta da una parte all'altra. La rovina non è il profeta che mette in guardia dagli idoli, ma questo "essere un giorno di qui e il giorno dopo di là". Ecco le parole del profeta, parole urticanti, parole per noi, parole per me: "Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il discrimine è la scelta di Dio, la sua Parola. Penso all'iscrizione che il card. Martini volle sulla sua tomba in duomo, parole di un salmo: "Lampada per i miei passi è la tua parola, Signore, luce sul mio cammino".

Lampada per le mie scelte, luce per i miei passi quotidiani. Voi mi capite, ho bisogno di pregare Dio perché io non salti un po' di qui e un po' di là. Quando esco con certe affermazioni sono di qui o sono di là? Quando osservo la realtà, che mi sta sotto gli occhi, sono di qui o sono di là? Quando perseguo certi interessi sono di qui o sono di là? Dove mi batte il cuore? Sono numerosi gli idoli: il dominio, il successo, il denaro, la carriera a qualsiasi costo, la mia sicurezza a qualsiasi costo, l'economia a qualsiasi costo, e potremmo continuare. Ne parlava papa Francesco proprio mercoledì e concludeva: "Io vi invito a pensare oggi: quanti idoli ho? Qual è il mio idolo preferito? Perché riconoscere le proprie idolatrie è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell'amore… gli idoli ci rubano l'amore, ci rendono ciechi all'amore. Per amare davvero bisogna esseri liberi da ogni idolo. Qual è il mio idolo? Buttarlo dalla finestra".

E vengo alla parabola del vangelo, dura, una delle più dure del vangelo. Siamo nel tempio e il clima si è fatto rovente. Gesù, il giorno prima, aveva rovesciato sedie e tavoli dei cambiamonete. Ci ritorna il giorno dopo e di parabole ne racconta tre, una più infocata dell'altra. Immagino prevedesse le reazioni: "i capi dei sacerdoti e gli scribi capirono che parlava di loro - i vignaioli omicidi della parabola erano loro - e cercavano di catturarlo. Ma ebbero paura della folla perché lo consideravano un profeta".

Perdonate se isolo, della parabola, una cosa sola. Anche perché qualche squarcio di violenza lo abbiamo intravisto anche nella parabola: il massimo della violenza quella dei vignaioli che uccidono prima i profeti e alla fine persino il Figlio del padrone della vigna, Gesù. Una violenza inaudita che ci fa star male. Come un po' ci fa star male l'aggiunta - che sembra peraltro di un copista - sulla pietra. Su cui ci si sfracella, che ti stritola. Ho bisogno di uscire da queste immagini. E allora, per chiudere mi fermo su una immagine, positiva, quella della vigna. Bellissima una vigna! Pensatela in questi giorni!. La vigna è il popolo di Dio, vigna è la terra, vigna è la vita, anche quella di ogni giorno.

Ogni giorno - pensate - siamo in vigna. Dove sta il peccato? Quello delle autorità religiose, ma penso di sempre? Eliminiamo tutti e saremo padroni noi della vigna. Impadronirsi: il verbo ha tanti significati. Un verbo da cui ci dobbiamo guardare. Verbo devastante! Impadronirsi! A fronte - e voglio finire così - i verbi di Dio, bellissimi. Per la sua vigna, All'opposto del verbo "impadronirsi". Pensate i quattro verbi che danno inizio alla parabola: "piantò una vigna, la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre".

Ci sembra di vedere Dio: la sua passione, la sua cura, la sua custodia. E che bello assomigliargli!

 

 

Lettura del primo libro dei Re 18, 16b-40a

In quei giorni. Acab si diresse verso Elia. Appena lo vide, Acab disse a Elia: "Sei tu colui che manda in rovina Israele?". Egli rispose: "Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele". Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il popolo non gli rispose nulla. Elia disse ancora al popolo: "Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!". Tutto il popolo rispose: "La proposta è buona!". Elia disse ai profeti di Baal: "Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco". Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: "Baal, rispondici!". Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: "Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà". Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. Elia disse a tutto il popolo: "Avvicinatevi a me!". Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: "Israele sarà il tuo nome". Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: "Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!". Ed essi lo fecero. Egli disse: "Fatelo di nuovo!". Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: "Fatelo per la terza volta!". Lo fecero per la terza volta. L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: "Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!". Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: "Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!". Elia disse loro: "Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!".

Sal 15 (16)

® Sei tu, Signore, l'unico mio bene. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto al Signore: "Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene". ® Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero. Io non spanderò le loro libagioni di sangue, né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi. Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. ® Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 1-15

Fratelli, io domando: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch'io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. "Dio non ha ripudiato il suo popolo", che egli ha scelto fin da principio. Non sapete ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? Signore, "hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita". Che cosa gli risponde però la voce divina? "Mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal". Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia. E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia. Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti. Gli altri invece sono stati resi ostinati, come sta scritto: / "Dio ha dato loro uno spirito di torpore, / occhi per non vedere / e orecchi per non sentire, / fino al giorno d'oggi". / E Davide dice: / "Diventi la loro mensa un laccio, un tranello, / un inciampo e un giusto castigo! / Siano accecati i loro occhi in modo che non vedano / e fa' loro curvare la schiena per sempre!". Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? / Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità! A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?

Lettura del Vangelo secondo Matteo 21, 33-46

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". E Gesù disse loro: "Non avete mai letto nelle Scritture: / "La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d'angolo; / questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi"? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato". Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

 

 


 
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