la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella decima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


1° agosto 2021



 

 

1Re 7,51 - 8,14
Sal 28
2Cor 6,14 - 7,1
Mt 21,12-16

Ci è facile rintracciare un filo rosso nei testi che ora abbiamo ascoltato: li lega la parola tempio, l'immagine del tempio, accompagnata da un richiamo alla vigilanza. Nella pagina del libro dei Re la meraviglia del tempio costruito da Salomone. E, insieme, quella nota finale: "Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore". L'interpretazione corretta sarà altra, ma questa immagine - i sacerdoti quasi un ingombro - fa pensare. Nella lettera di Paolo a quelli di Corinto il richiamo è a vigilare su una commistione tra tempio e idoli. E il richiamo è a un tempio mobile, al popolo, come luogo del cammino di Dio: "Quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: "Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo". Il brano di Matteo ci racconta di Gesù che entra nel tempio. Un frammento, poche righe ma preziose. Poche righe, ma in queste poche righe accade l'ingresso e accade il regno. I profeti lo avevano preannunciato. Nel rotolo di Malachia leggiamo: "Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, eccolo venire". Eccolo, eccolo venire, nel suo tempio. Siamo a pochi giorni dalla morte di croce e gli evangelisti raccontano questo ingresso sconcertante nel tempio. Sconcertante ma in perfetta continuità con gli inizi: l'ingresso alla fine evoca - immagino lo ricordiate - l'ingresso degli inizi. A raccontarlo è l'evangelista Luca. Gesù, nato da un racimolo di giorni, quaranta giorni, un batuffolo di vita, in braccio a una giovane donna, accompagnata dal marito: lo portavano come era prescritto al tempio per il rito dell'offerta dei primogeniti. L'uomo, Giuseppe, tra le mani teneva l'offerta dei più poveri, una coppia di tortore o giovani colombi. Ma Luca non fa nessuna menzione del rito celebrato nell'ufficialità, racconta un rito parallelo, non officiato da gerarchie del tempio, un rito - "prendere tra le braccia e benedire" - che nella vita può essere celebrato da chiunque, ovunque. Un vecchio, mosso dallo Spirito, era accorso a salutare l'ingresso di Dio nel suo tempio, un ingresso che diversamente sarebbe svanito nel nulla. L'anziano di anni si chiamava Simeone, lui, senza qualifiche sacerdotali, improvvisò il rito che ognuno nella vita può improvvisare. Ovunque. E, dove lo si improvvisa, accade il tempio. Anche tu puoi prendere tra le braccia. E ci sono molti modi di prendere tra le braccia, anche nel cuore. E poi benedire. Poi, a dare splendore a quel rito ai margini, ecco accorrere una donna, con la profezia al femminile, di ottantaquattro anni, una corsa del desiderio, nonostante l'età. E Luca ti porta a chiederti dove è il tempio vero: in una successione meccanica monotona di riti o dove arde un desiderio? Entrò nel tempio, nato di quaranta giorni, quel giorno fu presentato. Alla fine dei suoi giorni entrò lui - è il vangelo di oggi - e fu ingresso, e fu presentazione. Ed è come se Gesù ci aprisse gli occhi sul vero tempio, che è lui, e su chi sono i veri frequentatori del tempio. Tutto accadde in uno spazio minimo di tempo. Poi, è scritto e si tratta dei detentori del tempio: "Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte". La prima azione all'ingresso è dura. Gesù vede la dissacrazione: dissacrazione è fare di uno spazio sacro un mercato. Il suo fu gesto con impeto di profeta. Certo che non ce l'aveva con i venditori e i cambiavalute o con i loro tavoli e le loro sedie. Dopo tutto i suoi genitori, quando ancora era un frugolo di bambino, dove avrebbero potuto trovare tortore o colombi per il rito dell'offerta? L'indignazione era perché tutto lì era mercato: dietro il paravento della religione dominavano soldi e affari. Strappa il paravento. Succede quando tutto è ridotto a merce, anche le persone, anche Dio. E della dissacrazione sono artefice anch'io se a spingermi nella vita è l'anima di uno che vende e compera. La dissacrazione è continuata nel tempo. Giunta sino a noi. Dure le parole e i gesti di un Papa di nome Francesco quando ammonisce: "Le Chiese non diventino mai case di affari, la redenzione di Gesù è sempre gratuita". O quando parla dello "scandalo che possiamo fare alla gente con il nostro atteggiamento, con le nostre abitudini, lo scandalo del commercio, lo scandalo delle mondanità". Le cronache di questi giorni sono eloquenti e non possono non creare sconcerto, turbamento, scandalo nel popolo di Dio. Ma ecco che nel tempio sconsacrato avviene come una riconsacrazione, avviene, notate, con ingresso di bimbi, di ciechi e di storpi. Quando accade il tempio di Dio? Quando abbiamo cuore aperto di bimbi, quando facciamo posto agli esclusi. E noi abbagliati. Ecco, vorrei rimanere su questa immagine.

Entrasti nel tempio
ed era mercato.
I tuoi occhi furono lago
d'indignazione,
e mani e braccia e frusta
per passione contro
presenze d'abuso.
Trascinasti con te
senza pudore -
liturgia sacra -
poveracci
esclusi per divieto
dal tempio,
storpi e ciechi.
Né ti importò
degli occhi
indignati dei detentori
immobili della legge.
A riconsacrare il tempio
la guarigione che passò
silenziosa per le tue mani
fin nello spasmo
della loro carne
ferita.
Fu per osservanza
di decreto di un Dio
che non vuole sacrifici
ma misericordia.
Piombò nel tempio terrore
per occhi
Inveleniti di scribi e farisei.
Spazio breve,
filtrava ora
come un vento nel tempio.
E tutti a spiare trasalendo
donde venisse:
era un acclamare
per voce di bimbi.
E le mura, le volte
le colonne
Intrise di gridi e di canti,
lavate per sempre.
Osavano i fanciulli
a squarciagola
nel tempio l'osanna,
sovrastando il sacro divieto.
Via loro avrebbero cantato
le pietre.

 

Lettura del primo libro dei Re - 1Re 7,51 - 8,14

In quei giorni. Fu terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l'argento, l'oro e gli utensili; le depositò nei tesori del tempio del Signore. Salomone allora convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d'Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa. Quando furono giunti tutti gli anziani d'Israele, i sacerdoti sollevarono l'arca e fecero salire l'arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i leviti. Il re Salomone e tutta la comunità d'Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell'arca; i cherubini, cioè, proteggevano l'arca e le sue stanghe dall'alto. Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi sono ancora oggi. Nell'arca non c'era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull'Oreb, dove il Signore aveva concluso l'alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d'Egitto. Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse: "Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura. Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno". Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi.

Sal 28 (29)

Mostrati a noi, Signore, nella tua santa dimora. Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza. La voce del Signore saetta fiamme di fuoco. Nel suo tempio tutti dicono: "Gloria!". R Il Signore è seduto sull'oceano del cielo, il Signore siede re per sempre. Il Signore darà potenza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace. R

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 2Cor 6,14 - 7,1

Fratelli, non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? Quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: "Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevi, dice il Signore, non toccate nulla d'impuro. E io vi accoglierò e sarò per voi un padre e voi sarete per me figli e figlie, dice il Signore onnipotente". In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la santificazione, nel timore di Dio.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 21,12-16

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: "Sta scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera". Voi invece ne fate un covo di ladri". Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: "Osanna al figlio di Davide!", si sdegnarono, e gli dissero: "Non senti quello che dicono costoro?". Gesù rispose loro: "Sì! Non avete mai letto: "Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode"?.

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