la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella decima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


29 luglio 2018



 

 

Re 7,51-8,14
Sal 28
2Cor 6,14-7,1
Mt 21,12-16

Penso che oggi, ascoltando le letture che parlavano del tempio di Gerusalemme - 1 libro dei Re e vangelo di Matteo - anche i vostri pensieri siano andati alle vicende che hanno segnato, lungo i secoli, la storia di quel tempio. Dio a fatica aveva accettato che gli si costruisse un tempio, sentiva aria di chiuso e aveva bisogno di respirare. Il tempio, in cui si ritrovò quella sera Gesù, non era più quello costruito con magnificenza da Salomone e poi distrutto dai babilonesi. Ricostruito poi dopo l'esilio, qualche decennio prima cha nascesse Gesù, era stato ampliato dal re Erode.

Oggi di quel tempio rimane un muro, il muro occidentale, e nei nostri occhi una infinita tristezza, ma anche un'ammirazione quando ci avviene di contemplare gruppi di ebrei che mormorano preghiere e lasciano biglietti nelle fessure del muro, che noi chiamiamo "il muro del pianto". La dedicazione a Dio del primo tempio ci è stata raccontata nella prima lettura della Messa. Perdonate, ma a me non è venuto spontaneo fermarmi, nel racconto del libro dei Re, sulla quantità incalcolabile di pecore e giovenchi sacrificati a Dio il giorno della dedicazione. Anche perché ho letto nel profeta Isaia: "Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?" dice il Signore. "Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non li gradisco"(Is 1,12). E Dio dice anche che cosa gradisce, dice: "Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova" (Is1,16-17).

Ho indugiato invece, nel racconto, su come venne introdotta nella parte più intima del tempio, nel Santo dei Santi, l'Arca dell'Alleanza, che era il segno della presenza di Dio. E nell'Arca - pensate - niente, se non l'essenziale, nulla se non le due tavole di pietra quelle dell'alleanza tra Dio e il suo popolo sull'Oreb. Mi colpisce - forse colpisce anche voi - il fatto che nel tempio c'è come un luogo intimo, un cuore. Quasi mi suonasse come una messa in guardia da una religione in cui c'è tutto e non batte il cuore. Attenzione anche ai nostri edifici sacri e ai nostri riti. A che cosa servirebbero quand'anche affastellassimo un miriade di cose e non ci fosse cuore. Non sarà - me lo chiedo - che lungo i secoli abbiamo appesantito mura e riti, come succede a volte per gli affreschi e opera sapiente e preziosa sarebbe scrostarli perché riapparisse il cuore? E che tutto racconti nel tempio la Presenza! E noi a respirarla nei riti, nei canti, in una melodia d'organo o di flauto, nella bellezza di un fiore. Ma soprattutto - è il cuore! - nel Libro e nel Pane. Nel Libro che leggiamo e nel Pane di cui ci nutriamo.

La Presenza! Dio parla, Dio nutre. Una cosa ancora non finisce mai di intrigarmi nel racconto - e ancora oggi sosto brevemente -- ed è il particolare delle stanghe; rimangono le stanghe che, infilate negli anelli, reggevano, lungo il cammino, l'arca dell'alleanza. Voi mi direte: "Ma non potevano toglierle ora che l'arca era ferma?". No, anzi chi edifica il tempio sembra quasi intestardirsi a costruire il "santo dei santi" in modo che le stanghe sporgano. Sporgono. E chi racconta sembra sottolinearlo e annota: "Ci sono ancora oggi". Il grande filosofo Levinas dà al fatto una spiegazione midrashica e scrive: "La Legge che porta l'arca è sempre pronta al movimento, non è legata a nessun punto dello spazio e del tempo, ma è trasportabile e pronta al trasporto in ogni momento".

Ecco - perdonate - io mi sto chiedendo se al vangelo, custodito nelle nostre chiese, abbiamo lasciato - perdonate - le stanghe. Deve essere pronto al trasporto in ogni momento, non può essere mummificato: deve parlare al cuore delle donne e degli uomini di ogni tempo, deve essere luce nelle situazioni sempre nuove del tempo. Ritorno al vangelo, era la sera dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme. Gesù entra nel tempio. Dove è finito l'essenziale, il cuore? Essenziale, cuore per il tempio è che sia una casa di preghiera. Ebbene proprio nel luogo che era stato riservato alla preghiera, proprio in quello spazio in cui, secondo la legislazione, non doveva esserci altro, altro era entrato: ecco che si faceva commercio, si vendeva e si comprava. Come se avessero strappato al tempio il suo cuore. Al battito del cuore e della preghiera era subentrato il battito delle monete, del denaro. Gesù con gesto imperioso li cacciò.

Ma nel tempio che cosa successe sul finire di quella giornata? Due cose che riscattavano il tempio. Che potrebbero riscattare le chiese di ogni tempo. La prima. Sentite, c'è un'infrazione. Pensate, era precluso l'accesso agli zoppi e ai ciechi. Ebbene, è scritto: "Si avvicinarono nel tempio ciechi e zoppi ed egli li guarì". Pensate, Il tempio come segnale di un'infrazione: si va nelle chiese - voi siete intelligenti e mi capite -per educarci all'infrazione, a infrangere tutte le leggi che segnano una esclusione dalla convivenza umana: "Si avvicinarono nel tempio ciechi e zoppi ed egli li guarì". Seconda infrazione: nel tempio, sul finire di quel giorno, rimase - e le mura ne rimandavano a non finire la eco - le acclamazioni dei fanciulli a Gesù. Un'altra infrazione. E i capi dei sacerdoti e gli scribi si sdegnarono.

Pensate, a confronto,da una parte una religione immobile, di severe e dure osservanze e dall'altra lo squarciagola dei fanciulli. Mi sono domandato se anche questo non abbia qualcosa da insegnarmi.

 

 

Lettura del primo libro dei Re 7, 51 - 8, 14

In quei giorni. Fu terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l'argento, l'oro e gli utensili; le depositò nei tesori del tempio del Signore. Salomone allora convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d'Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa. Quando furono giunti tutti gli anziani d'Israele, i sacerdoti sollevarono l'arca e fecero salire l'arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i leviti. Il re Salomone e tutta la comunità d'Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell'arca; i cherubini, cioè, proteggevano l'arca e le sue stanghe dall'alto. Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi sono ancora oggi. Nell'arca non c'era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull'Oreb, dove il Signore aveva concluso l'alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d'Egitto. Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse: "Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura. / Ho voluto costruirti una casa eccelsa, / un luogo per la tua dimora in eterno". Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi.

Sal 28 (29)

® Mostrati a noi, Signore, nella tua santa dimora. Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. ® La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza. La voce del Signore saetta fiamme di fuoco. Nel suo tempio tutti dicono: "Gloria!". ® Il Signore è seduto sull'oceano del cielo, il Signore siede re per sempre. Il Signore darà potenza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace. ®

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 6, 14 - 7, 1

Fratelli, non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? Quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: "Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò / e sarò il loro Dio, / ed essi saranno il mio popolo. / Perciò uscite di mezzo a loro / e separatevi, dice il Signore, / non toccate nulla d'impuro. / E io vi accoglierò / e sarò per voi un padre / e voi sarete per me figli e figlie, / dice il Signore onnipotente". In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la santificazione, nel timore di Dio.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 21, 12-16

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: "Sta scritto: / "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera". / Voi invece ne fate un covo di ladri". Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: "Osanna al figlio di Davide!", si sdegnarono, e gli dissero: "Non senti quello che dicono costoro?". Gesù rispose loro: "Sì! Non avete mai letto: / "Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode"?".

 

 


 
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