la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella decima Domenica di Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


18 agosto 2019



 

 

1Re 3, 5-15
Sal 71
1Cor 3, 18-23
Lc 18, 24b-30

 

Perdonate, oggi vorrei dire poche cose - non so se riuscirò - proprio perché se ne potrebbero dire tante. Troppe. E comincio col dirvi che sforbiciare in questo modo i brani del vangelo mi fa perdere i colori. Abbiamo ascoltato parole molto severe di Gesù sui ricchi e sulla ricchezza. Ma io, che vado alla ricerca dei suoi occhi, per indovinarli, mi sono chiesto che cosa era accaduto prima. Noi leggiamo come se ex abrupto Gesù si fosse messo a dire queste cose. Hanno cancellato metà del versetto iniziale che dice: "Avendolo visto, Gesù disse…".

Avendo visto chi? E che cosa aveva visto? Aveva visto un viso trascolorare. Aveva dialogato con un notabile e lo aveva ancora negli occhi: "vedendolo, disse…". Il notabile gli aveva chiesto che cosa fare per ereditare la vita eterna. E lui, Gesù, gli aveva ricordato i comandamenti che riguardano il prossimo. Lui gli rispose che li aveva osservati fin dalla giovinezza e Marco nel suo vangelo annota che Gesù, posando lo sguardo su di lui, lo amò. Poi soggiunse: "Una cosa ancora ti manca, vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli. E vieni. Seguimi!". Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco". Divenne assai triste. "Gesù vedendolo disse…".

Ed ecco il nostro brano: quando Gesù lo vide così triste, disse le parole che oggi abbiamo ascoltato. Ma pensate, era come se quel notabile avesse cambiato faccia: da una faccia di entusiasmo a una faccia di tristezza. E io immagino che anche gli occhi di Gesù abbiano cambiato di colore. Perché gli aveva letto in viso quella tristezza e aveva contemporaneamente colto la causa: che è l'aggrappamento alle ricchezze, ai beni. I beni se diventano un assoluto fanno la tristezza, la tristezza di un uomo, di una donna, fanno la tristezza del mondo. E' come, da cammelli, pretendere di entrare per la cruna di un ago. Assottiglia. E non è che non si possa assottigliare. Infatti, proprio nel capitolo che segue, viene raccontata la storia di Zaccheo, un ricco e il suo passaggio verso la gioia. " Accolse" è scritto "con gioia Gesù nella sua casa" Poi "Zaccheo, alzatosi - bellissimo: "alzatosi - disse al Signore: Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato, a qualcuno, restituisco quatttro volte tanto".

Ha assottigliato. La salvezza entrò in quella casa. Ecco come si può cambiare faccia dall'entusiasmo alla tristezza, dalla tristezza alla gioia. A Gesù sta troppo a cuore la nostra gioia e lo vuol far capire ai suoi discepoli che sembrano fare un po' i conti e ancora non hanno capito che cosa hanno guadagnato. Hanno guadagnato la gioia. Mi fermo qui perché nella mente mi si è come disseppellita una parola luminosa di Gesù, che non sta scritta nel vangeli. Pensate che Paolo conclude con queste parole il suo discorso di addio ai presbiteri riuniti ad Efeso. Poi tutti scoppieranno in pianto.

Conclude dicendo: "In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!" (At 20,35). A volte dimentichiamo che questa è la strada per la gioia: dare, dividere, condividere. E ora un piccolo pensiero su Salomone, prima lettura. Il nostro racconto ci ricorda il sogno che un giorno Salomone ebbe in una visione notturna su un'altura, presso un santuario, una visione di Dio. Nel sogno Salomone si rivolge a Dio riconoscendo di essere come un ragazzino, forse per l'età, ma, penso, ancor più per la sua inesperienza di governo .

E che cosa chiede a Dio nella notte ora che ha un popolo numeroso da governare? Che cosa chiediamo noi? Noi certo non abbiamo un popolo numeroso da governare, ma scelte che mettono in gioco la nostra responsabilità, queste sì, le abbiamo. E allora che cosa chiedere? Per il buon governo? Salomone - in questo grande! - chiede "un cuore attento", letteralmente "un cuore che ascolta" e aggiunge "perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male". Pensate, fu la preghiera della giovinezza, poi se la scordò, sedotto anche lui dalla frenesia del successo, del potere, della ricchezza. Si dimenticano - pensate - le preghiere, i pensieri, i sogni della giovinezza. Ed erano quelli sacri. Mi ha attraversato una domanda: "Ed io che cosa chiedevo a Dio e alla vita nella mia giovinezza? E che cosa è rimasto di quei pensieri, di quei sogni? E non erano forse sacri? E oggi dove sono? E ritorno alla provocazione di quella richiesta di Salomone nella notte: chiese "un cuore che ascolta".

E' ciò che conta per chi governa, per chi voglia rendere giustizia a un popolo, per chi vuole avere la luce di distinguere il bene dal male: avere un cuore che ascolta. Ebbene non vi sembra forse che la cosa più importante sia proprio quella assente? Ma dove mai ci si ascolta? Ci si parla addosso. Siamo arrivati alla deriva, facendo credere che la cosa importante per un buon governo è saper parlare, essere affabulatori, venditori di parole. Pensate quanto rivoluzionario sia questo pensiero del primo libro dei Re: ciò che conta in chi governa è saper ascoltare. "Ma dove mai?": ti chiedi.

Vedi qualcuno nell'atteggiamento di chi ascolta? Lo spettacolo è altro, altro in tutti i sensi. E l'esito? Sotto gli occhi di tutti. Un cuore che ascolta, vorrei dire, in ogni ambito, anche in quelli più personali o più quotidiani. Ci si ascolta nelle case, nei luoghi del nostro impegno quotidiano, nella chiesa, nella città, nei quartieri, nelle mille relazioni che abbiamo? Ci si ascolta o si parla? Si sproloquia, come se l'altro, l'altra, gli altri, non avessero un pensiero, uno stimolo, un sogno. Da condividere. Perdonate, "un cuore che ascolta. Anche la parola "cuore" per me è una provocazione. Solo se c'è un po' del tuo cuore, riesci ad ascoltare veramente: ci si ascolta con il cuore.

Ma lascio a voi la provocazione. "Donami, Signore, un cuore che ascolta".

 

 

Lettura del primo libro dei Re - 1Re 3, 5-15

In quei giorni. A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: "Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda". Salomone disse: "Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?". Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: "Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita". Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.

Sal 71 (72)

Benedetto il Signore, Dio d'Israele. Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. R Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l'oppressore. R A lui si pieghino le tribù del deserto, mordano la polvere i suoi nemici. I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. R Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 3, 18-23 Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: "Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia". E ancora: "Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani". Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 18, 24b-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!". Quelli che ascoltavano dissero: "E chi può essere salvato?". Rispose: "Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio". Pietro allora disse: "Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito". Ed egli rispose: "In verità io vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà".

 

 


 
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